Aipo: «Argini, miglioriamo ma non siamo al sicuro»
«Sono più tranquillo»: così Roberto Solomita, sindaco di Soliera, commenta l’incontro sullo stato degli interventi sul Secchia, il fiume che, dopo l’alluvione del 2014, tanto preoccupa a ogni passaggio di piena gli abitanti. Una serata di confronto cui hanno partecipato, insieme a oltre 200 cittadini, anche i rappresentanti dei due principali enti competenti: Aipo con il presidente Luigi Mille e la responsabile dell’Emilia Orientale, Federica Pellegrini, insieme a Francesca Lugli, dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile.
«Primo obiettivo - ha dichiarato l’ingegner Pellegrini - è stato, dopo le urgenze, quello di dare un grado omogeneo al sistema arginale. Per questo si è proceduto, oltre a modesti interventi di rialzo degli argini, al miglioramento della loro stabilità, perché è da questo che si deve partire».
La possibilità dei lavori strutturali si deve alle significative risorse - complessivamente oltre 100 milioni di euro per l’intero sistema idraulico modenese - stanziate dopo l’alluvione, e che ora vede finalmente diverse delle opere progettate in via di conclusione: «Si sta inoltre procedendo con opere di impermeabilizzazione, con palancolati al piede o diaframmi armati per stabilizzare, al risezionamento dell’alveo, a sistemi di drenaggio e scogliere».
In sostanza, principale obiettivo dei cantieri, che dovrebbero concludersi tra le primavere del 2020 e del 2021, è quello di salvaguardare, e migliorare, l’esistente, in vista del vaglio del progetto di ampliamento della cassa di espansione di Rubiera. È stato infatti più volte ricordato che l’alluvione non fu causata da una tracimazione oltre l’argine, bensì dalla sua rottura.
Dal canto suo, anche l’ingegner Lugli ha sottolineato i numerosi interventi fatti per rispondere alle 2500 criticità che, piccole o grandi, sono state segnalate, dal 2014 a oggi, lungo il corso del Secchia: «Effettuiamo, anche grazie al contributo della Protezione Civile, un monitoraggio costante, sia per quanto riguarda le tane di volpi, istrici e tassi, che nel caso vanno traslocate, che per la vegetazione, cercando di mantenere un equilibrio tra la sua presenza e l’esigenza di far scorrere l’acqua».
Certo, resta ancora molto da fare, come evidenziato dallo stesso Direttore di Aipo: «Gli interventi hanno migliorato un territorio che però non può ancora dirsi sicuro, e ci sono ancora margini di intervento notevoli per arrivare a un livello accettabile di rischio».
A opere ultimate, infatti, il tempo di ritorno previsto, cioè il tempo medio tra il verificarsi di due eventi eccezionali, un parametro fondamentale nella progettazione delle opere idrauliche, sarà di 20 anni, quando mediamente, per gli argini, supera almeno i 100: è proprio questo dato a preoccupare maggiormente cittadini e comitati. «È vero che 20 anni non bastano - chiosa Solomita - e il tempo di ritorno si deve assolutamente aumentare. Tuttavia, per migliorare ulteriormente la situazione, i lavori in corso erano fondamentali. La serata con Aipo segna la volontà di un nuovo dialogo con i territori, e vigileremo perché venga fatto tutto il necessario». —
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