Maglie con false griffe, sequestrati tre siti
T-shirt, felpe e polo comprate senza marchi, lavorate in un capannone e vendute sul web. La Finanza denuncia una coppia
Da tempo i radar della Guardia di Finanza pattugliavano una zona circoscritta del web, quella dove si affollano i venditori di capi d’abbigliamento.
Così, restringendo il campo d’osservazione, hanno intercettato prima tre siti molto strani, poi hanno seguito le tracce di chi offriva capi d’abbigliamento di marca ma a prezzi molto più bassi di quelli praticati nella normale rete commerciale.
Così, un pedinamento dopo l’altro sui monitor, sono arrivati a identificare e a denunciare una coppietta per contraffazione marchi e ricettazione. I due era specializzata nelle riproduzione fasulla di veri marchi di moda.
Anzi, gli affari andavano così bene, che avevano a disposizione un intero capannone dove tenevano sia le attrezzature per riprodurre i marchi più famosi, sia i capi d’abbigliamento, già imballati negli scatoloni e pronti per la vendita.Un classico. Con la novità che lui e lei, uniti nella vita sentimentale e in quella quotidiana, non solo dividevano lo stesso tetto ma anche la stessa tettoia del grande capannone alla periferia di Fiorano.
Così gli agenti della Finanza pochi giorni fa hanno tiurato le fila dell’indagine scoprendo 1.700 capi già falsificati e pronti alla vendita. Presumibilmente potevano già essere pronti per la spedizione, visto che erano impacchettati. E vicino a quelli altre felpe, polo e magliette bianche senza alcuna scritta ma pronte per la lavorazione.
Insomma, il trucco più vecchio del mondo. Da una parete i capi d’abbigliamento comprati a basso prezzo, dall’altro il marchio famoso che avrebbe arricchito il venditore e ingolosito i clienti finali, attratti dal basso costo e dalla scritta alla moda.
Quali erano nel dettaglio? La Guardia di Finanza di Sassuolo, guidfata dal capitano Riccardo Putortì, che ha condotto le indagini, ha divulgato solo alcuni di questi: “Kenzo”, “Louis Vuitton”, “Thrasher”, “Nike”, “Balenciaga”, “Gucci” e “Champion”.
Tutta la merce e le attrezzature sono state sequestrate su richiesta del magistrato che coordina l’inchiesta, Giuseppe Amara. Lo stesso è accaduto per i tre siti web che sono stati bloccati. Nel dettaglio non sono più operativi i siti (www.blockshop.it; www.blackmilk-studio.it; www.unlimitedshop.it) gestiti direttamente dai falsari .
Anche se la ditta era individuale, la coppia faceva tutto in proprio, dall’acquisto dei capi “in bianco” sino alla falsificazione e confezionamento del falso e alla vendita diretta via internet.
Ovviamente le Fiamme Gialle hanno posto sotto sequestro nel capannone anche i macchinari utilizzati per la falsificazione; telai, giostre e forni serigrafici, plotter per la stampa digitale, presse a caldo più i registri e i computer sono stati sigillati.
«Non siamo d’accordo con le accuse che ci sono state mosse dalla Guardia di Finanza - replicano a stretto giro di posta i titolari dell’azienda incriminata - Pertanto vorremmo precisare solo alcuni punti che a noi sembrano importanti in attesa del processo. Innanzitutto il sequestro dei capi d’abbigliamento è stato eseguito in gennaio e non qualche giorno fa. Inoltre i capi “incriminati” erano circa una cinquantina il restante era abbigliamento neutro».
« Di conseguenza - aggiunge il responsabile della ditta - ad aprile tutti i capi neutri e tutti i macchinari sono stati dissequestrati. Infine vorremmo ricordare che all'ingresso dell'azienda è ben evidente un’ insegna. E infine, questione per noi ancora più essenziale, i capi da noi venduti erano “parodie”. In altre parole niente veniva venduto come capo originale o come replica delle maglie o abbigliamento di marca così come viene venduto dalle ditte». —
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