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Odontotecnici 4.0: a Modena laboratorio ad alta tecnologia fra i maggiori d’Italia

Andrea Ancarani
Odontotecnici 4.0: a Modena laboratorio ad alta tecnologia fra i maggiori d’Italia

Daniele Benatti racconta la continua evoluzione dell’azienda D-Entity «Si può crescere ancora con il ricambio generazionale dei dentisti» 

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L’INTERVISTA



“D-Entity” nasce a Modena nel 1960, con il nome di “Lori”, da un piccolo laboratorio odontotecnico specializzato nella realizzazione di protesi dentarie. La direzione, già nei primi anni di attività, adotta una visione imprenditoriale, impiegando 20 addetti e dotandosi di una struttura complessa, in controtendenza rispetto al resto del settore odontotecnico che in Italia sconta un deficit dimensionale, mediamente con solo 1 o 2 unità ad azienda.

Nel 2000 Lori si fonde con “Dentalabors”, azienda modenese dello stesso settore, dando vita a “Lorilabors”, una realtà già leader di mercato in Italia nei primi anni 2000. Nel 2012 un cambio di passo e “Lorilabors” incorpora il laboratorio “Evolab” di Rimini dando così origine all’odierna “D-Entity”. Oggi l’azienda odontotecnica modenese è una delle maggiori realtà italiane nel settore con 50 addetti e un giro d’affari per 3,6 milioni di euro nel 2018.

Ne parliamo con Daniele Benatti, contitolare di “D-Entity” nonché odontotecnico di formazione e autore di pubblicazioni in materia.

Qual è l’idea che porta alla nascita di D - Entity?

«D-Entity” nasce perché il nostro settore offre interessanti opportunità di crescita per le aziende che si presentano sul mercato con strutture industriali in grado di offrire un servizio a 360 gradi al professionista. Il mercato chiede prodotti, servizi e un assetto finanziario che il settore odontotecnico, caratterizzato mediamente da laboratori di piccole dimensioni, attualmente non riesce a soddisfare».

Quali sono le sfide che avete affrontato nel vostro percorso di crescita?

«D-Entity” nasce durante gli anni di una crisi che, tra il 2008 e il 2014, ha colpito pesantemente il nostro settore. Basti pensare che se nel 2014 c’erano, in Italia, 12 mila imprese odontotecniche, oggi se ne contano solo 8 mila. Noi non abbiamo affrontato la crisi tagliando i costi, licenziando o interrompendo la produzione, ma abbiamo stretto i denti e scommesso sulla fase di rilancio. Oggi possiamo dire di aver vinto quella scommessa e la nostra rinascita arriva attraverso l’impiego di nuove tecnologie e di giovani molto ben preparati».

Oggi avete piani molto ambiziosi per il futuro.

«La scelta che abbiamo fatto quest’anno è stata di raddoppiare nel prossimo biennio i volumi, sia in termini di addetti che di fatturato, e di arrivare a triplicarli nel prossimo triennio. Siamo in procinto di portare a termine un’operazione di fusione con una struttura simile, in ambito regionale, a D-Entity. Il nostro obiettivo è di essere maggiormente presenti sul territorio italiano, dal Centro al Nord. Siamo parte della rete d’impresa Dextra, di cui siamo stati anche tra i primi soci promotori, permettendoci di essere maggiormente capillari e vicini al cliente finale».

Come affrontate l’innovazione tecnologica?

«Con Lorilabors, 10 anni fa, siamo stati precursori dell’applicazione della tecnologia introducendo nuove pratiche nelle fasi di progettazione e produzione e cercando di non subire l’evoluzione del digitale».

Per esempio?

«Siamo stati tra i primi a proporre ai professionisti lo Scanner Intra-orale digitale: uno strumento clinico che permette l’acquisizione di immagini digitali in modo molto rapido e accurato. All’interno del nostro impianto modenese abbiamo adottato anche stampanti 3D, scanner digitali e centri di fresatura interni. L’introduzione da parte nostra di nuove tecnologie è di forte stimolo anche per il dentista».

Permangono, tuttavia, delle barriere all’adozione della tecnologia negli studi professionali.

«La barriera principale è di carattere generazionale: in Italia il 55-60% dei dentisti è intorno ai 60 anni di età. I giovani rappresentano ancora una piccola parte e fino a quando non ci sarà un ricambio generazionale non si avrà un cambiamento nell’attitudine alle nuove tecnologie 4.0. La lentezza nell’adozione della digitalizzazione da parte dei professionisti rappresenta per noi un problema. Il massimo vantaggio dalla tecnologia digitale si avrà solo quando sarà diffusa su tutta la filiera: dall’azienda al dentista».

Pur avendo avuto una precedente esperienza di insegnamento in una scuola di specializzazione odontotecnica, rimane molto critico verso l’insegnamento superiore.

«È importante non fare generalizzazioni: l’Italia per qualità dell’insegnamento universitario dell’odontoiatria è tra i Paesi migliori al mondo, anche se troppo spesso manca la formazione digitale. Riscontriamo tuttavia un grave deficit nelle competenze a livello delle scuole superiori di avviamento alla professione».

In che senso?

«La scuola troppo spesso non è in grado di formare ragazzi con competenze adeguate e questo è molto grave perché significa allontanare i ragazzi dalle necessità delle aziende. Osserviamo come l’attività dei ragazzi in laboratorio sia superata in termini di tecniche applicative e utilizzo delle nuove tecnologie. Basti pensare che ci sono ancora gli stessi macchinari di 20 anni fa».

Come si manifesta il vostro impegno nella formazione dei giovani?

«Come D-Entity siamo stati soci fondatori dell’ITS Maker - l’Istituto superiore di meccanica, motoristica, meccatronica e packaging dell’Emilia Romagna - insieme a Ferrari, Lamborghini e altre eccellenze, perché crediamo che quel tipo di percorso sia in grado di creare figure adatte ai profili ricercati dalle aziende. Il lavoro nel nostro campo, per chi ha le giuste competenze, non manca. Di recente abbiamo assunto tre nuovi diplomati». —



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