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ruggero di vincenzo 

«In classe era il buio poi con le mappe è arrivata la luce»

V.B
«In classe era il buio poi con le mappe è arrivata la luce»

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«A scuola c’era il buio per me. Le giornate erano grigie. Vedevo la scuola come un nemico». È la storia di Ruggero Di Vincenzo, diplomato al classico con un voto basso, poi laureato con 110 e lode in Beni culturali, ha iniziato un nuovo percorso universitario: Scienza dell’educazione a Parma. Perché vuole dare ai bambini ciò che la scuola ha fatto mancare a lui. «Vedevo I professori, i compiti e le pagelle come dei mostri pronti ad aggredirmi. Alla quinta ora spesso mi addormentavo perché mi ero tanto impegnato durante le prime ore a stare attento. Alle medie i compagni assimilavano tutto, io avevo un freno a mano. E mentre gli altri correvano a casa io facevo corsi di recupero di italiano tre volte alla settimana. Per me era una sconfitta. Poi gli anni del liceo. In terza media «l’orientamento indicò che non avrei dovuto fare il liceo ma io mi intestardii e mi iscrissi al classico». Una bocciatura, poi quasi sempre rimandato in varie materie. Ma non sapeva di avere un Dsa: «ho portato un macigno sulla montagna», sottolinea. E quando racconta di un’umiliazione inflittagli dalla severissima prof di Italiano che gli chiese di interpretare una frase della Divina Commedia qualcuno avvicina il fazzoletto agli occhi. «Per me quel giorno fu una sconfitta. Ho scoperto solo a 18 anni di essere Dsa. Mi sentivo diverso ma non lo ero. Con la diagnosi, che ha evidenziato tutti e quattro i disturbi, ho scoperto di avere un talento. La diagnosi mi ha trasformato in un uomo sicuro di sè. Ho imparato a usare le mappe, che i prof mi contestavano». Troppe parole, allora legge, gli dicevano. Poi trasformò le parole in immagini. I rigatoni alla norma erano una normativa, il pulcino Pio era Pio Settimo, il segnale di dare precedenza qualcosa che veniva prima. «Non mi vergogno del 64 alla maturità – racconta – nè mi esalto per la laurea con lode. Stevie Jobs e Einstein non sono ricordati per come sono andati a scuola. Io non mi sono fermato. Invece di prendermi la specialistica sono diventato un educatore. La gioia più grande è quando un bambino che seguo e che andava male mi dice: ho preso 7». —

V.B

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