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Modena. La coop di linguisti “very very nerd” che traduce in italiano i videogiochi

Alice Benatti
Modena. La coop di linguisti “very very nerd” che traduce in italiano i videogiochi

L’impresa  di quattro liberi professionisti che, nel 2015, si uniscono e danno vita a Wabbit Translations dopo aver vinto Imprendocoop 

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MODENA. Nessuna tutela pensionistica, sindacale o per malattia, niente ferie, condizioni precarie e compensi spesso insostenibili. Oggi per i traduttori freelance è sempre più difficile restare a galla nel mercato, colpa anche della concorrenza di tanti autodidatti poco qualificati che contribuiscono a renderlo un mestiere “al ribasso”. Nel 2015 quattro liberi professionisti nel mercato delle traduzioni legate all’entertainment decidono di unirsi in una cooperativa. Partecipano al concorso Imprendocoop promosso da Confcooperative Modena, lo vincono e danno vita a Wabbit Translations.

«Avevamo una formazione universitaria e professionale da linguisti, non da imprenditori. Grazie alle lezioni magistrali tenute durante il percorso di Imprendocoop, abbiamo potuto apprendere nozioni manageriali fondamentali per svolgere la nostra nuova attività – spiega Jessica Fili, socia fondatrice di Wabbit – creare un team di traduttori ci ha permesso di assorbire più volumi di lavoro e far risparmiare tempo ai clienti, i quali trovano ora più figure professionali in un unico ambiente, senza dover smistare i progetti a diversi traduttori freelance».

Il team Wabbit è attualmente composto da cinque traduttori e da un Project Manager che si occupa di relazionarsi con i clienti e di organizzare il lavoro della cooperativa. Cosa fanno? Sono specializzati nella traduzione di video games dalle maggiori lingue europee (ma si stanno “attrezzando” anche per quelle asiatiche) e, sul web, si presentano come “very very nerd”: «Nato a Bologna lo stesso anno in cui uscì Bubble Bobble (...), il nostro Sherlock Holmes delle traduzioni, tra un combattimento mortale e un allarme rosso, diventa traduttore nerd a tutti gli effetti con un asso nella manica: i video games complicati e cervellotici». Questa la biografia di Alessandro Poli, socio fondatore e presidente della cooperativa. Con i suoi colleghi condivide un innato amore per la comunicazione e le lingue straniere, nonché la passione per ciò che traduce. Del resto, sono loro stessi fruitori dei prodotti sui quali lavorano. Non solo video games ma anche app, giochi da tavolo e fumetti. Parte dell’attività è poi dedicata alla traduzione di siti web, e-commerce, manuali, istruzioni e brevetti.

«Oggi il settore dei videogiochi ha superato per vendite e fatturato quello cinematografico – spiega Poli – il ciclo di sviluppo di un video game, che solitamente viene tradotto in 15-20 lingue, dura più o meno 3 anni e noi iniziamo a lavorare nell’ultimo anno o negli ultimi sei mesi quando i testi sono pronti ma il gioco non è ultimato. Ci occupiamo di tutto ciò che concerne la lingua italiana e in genere lavoriamo con grandi agenzie a livello europeo e mondiale tra le quali Microsoft, Sony, Nintendo».

«Per alcuni video games ci occupiamo anche del testing linguistico – aggiunge Laura Borgatti, socia e vicepresidente Wabbit – prima della pubblicazione internamente testiamo il gioco e verifichiamo a schermo che tutto ciò che abbiamo fatto sia effettivamente corrispondente agli elementi visivi. Questo perché il 99% delle volte “lavoriamo al buio”. A differenza di un film o serie tv, dove è sufficiente tradurre i dialoghi accompagnandosi al video, il video game implica infatti che il giocatore possa fare una serie di scelte e proiettarsi in situazioni differenti. Il cliente, con cui siamo in costante contatto, ci fornisce le informazioni in corso d’opera ma noi dobbiamo essere comunque bravi a capire i riferimenti di ciò che stiamo traducendo». —




 

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