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Francesca, no all’ufficio meglio produrre lambrusco

Gabriele Farina
Francesca, no all’ufficio meglio produrre lambrusco

Dopo la laurea in Comunicazione ha preferito acquistare un terreno e avviare un’impresa agricola a Saliceto: «Il mio ambiente ora è un prato con il sole»

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Dalla Comunicazione alla coltivazione. È la scelta di Francesca Torricelli: laureata Unimore a Reggio Emilia, ha deciso di costruire il futuro partendo da una passione familiare.

«I miei nonni hanno sempre lavorato in agricoltura – racconta Francesca, classe 1982 – ma la loro passione non s’è trasmessa ai genitori. Diciamo che è stata saltata una generazione». Ne sarebbero saltate almeno due se la giovane di Campogalliano non avesse riscritto la propria scala di valori alle soglie del mondo del lavoro. Il punto di svolta l’ha raggiunto con la conquista della laurea in “Nuovi media e comunicazione multimediale” a Reggio. La festa è proseguita con un bivio. La vita sedentaria in un ufficio o in uno studio le sembrava grigia, così ha preferito le rosse tinte del Lambrusco. Un percorso condito dalla soddisfazione di produrre il tipico vino modenese direttamente con le proprie forze. «Ho preso un pezzo di terra più grande di quella che avevano i miei nonni – prosegue Francesca Torricelli – e ho avuto l’insana idea di avviare un’impresa agricola». Era il 2007 quando l’azienda agricola Villa Saliceto ha mosso i primi passi.

«Volevo rilanciare il nome di Saliceto Buzzalino», ricorda l’imprenditrice. Dodici anni dopo la ditta individuale da lei aperta è ancora in piedi e continua a darle soddisfazioni. «Al mattino ci si alza presto – conferma – e si lavora molto. Il 90% delle volte si usa il trattore, ma per la raccolta si va anche a piedi. La procedura è molto meccanizzata». Gli ostacoli non mancano. Il primo che le viene in mente è «la gestione burocratica». Francesca assicura che «devi produrre una quantità di documenti esagerati persino per le piogge. Vanno annotate tutte sul quaderno. Servirebbero sistemi dell’aeronautica militare: intere ore passano così». Poi c’è il clima: «Quando c’è una forte grandinata perdi il prodotto».

L’imprenditrice riconosce che «i lambruschi doc emiliani, prodotto di punta della nostra zona, sono un po’ in difficoltà». Tuttavia i motivi per guardare avanti con fiducia non le mancano. Alla prospettiva dell’ufficio intravista da neolaureata ribadisce che adesso «l’unico dipendente sono io». L’ambiente di lavoro per lei non ha eguali. «Il mio ufficio è un prato con il sole», conclude.

L’esperienza dell’imprenditrice agricola è meno isolata di quanto si potrebbe pensare. Dai dati della Camera di Commercio (aggiornati ad agosto 2019) emerge che l’agricoltura è un settore che attrae sempre di più i giovani (+2,7% rispetto al precedente trimestre). Le imprenditrici agricole si situano al 14,4% (circa una su sette), con un calo del 2,6%. Dalle cifre Eurostat si apprende però che l’Italia è il Paese europeo con più under 35 in agricoltura. Le imprese agricole guidate da giovani nel nostro Paese nel 2018 erano 57.621, con un incremento del 4,1% rispetto al 2017. «Occorre sostenere il sogno imprenditoriale di una parte importante della nostra generazione – dice Veronica Barbati, leader dei giovani della Coldiretti, criticando la burocrazia – che mai come ora vuole investire il proprio futuro nelle campagne». —

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