«Con l’alcol un record negativo Iniziano a bere già a 11 anni»
Iniziano a bere a 11 o 12 anni. Uno su tre, a 15 anni, si è già ubriacato almeno una volta. Uno su dieci, tra i 16 e i 18 anni, assume comportamenti a rischio e può rappresentare un pericolo per sé e gli altri. Il quadro è delineato dallo psicologo Claudio Annovi, responsabile del Progetto alcologico dell’Ausl, all’indomani dell’assalto ad un negozio da parte di un gruppo di ragazzi che voleva alcolici e non ha accettato il “no” del commerciante.
Dottor Annovi, quali sono i dati sui minori e l’alcol a Modena?
«Per avere i dati ci basiamo sugli studi Passi, che hanno una ricaduta sul territorio. Tali dati non evidenziano numeri significativi sui minori. Ci sono però casi di ricorsi al pronto soccorso per situazioni d’emergenza. I dati degli ultimi due studi ci dimostrano che c’è una percentuale significativa di minori che beve. In generale, l’iniziazione avviene verso gli 11 o i 12 anni: è un primato negativo condiviso con l’Inghilterra. Dallo studio Passi possiamo dire che il 34% dei quindicenni ha riconosciuto di essersi ubriacato almeno una volta. Da uno studio Istat si evidenzia che un 10% tra i 16 e i 18 anni consuma alcol e può assumere comportamenti a rischio, tra cui le abbuffate alcoliche o binge drinking».
L’Ausl cosa può fare?
«Abbiamo attivato un servizio di prevenzione e sensibilizzazione a partire dalle scuole, oltre a sviluppare progetti specifici sulla lotta all’alcol. Ogni anno incontriamo migliaia di studenti. L’ultima campagna dedicata che abbiamo lanciato si chiamava “Under 18: il massimo è zero”. Ricordo che la normativa restrittiva in Italia risale al 2013 e prevede che sia un reato penale somministrare alcolici agli under 16 mentre per gli under 18 scatta la sanzione amministrativa».
Quali i rischi per la salute?
«Sono devastanti. In genere, l’essere umano sviluppa soltanto tra i 18 e i 20 anni la capacità di metabolizzare l’alcol. Tanto più si è giovani tanto più si è fragili e gli effetti dell’alcol possono essere dannosi anche per gli adulti. L’alcol coinvolge il sistema nervoso centrale e determina fattori di rischio per la salute. Di alcol si muore».
L’Ausl è all’avanguardia con la “peer education”, l’educazione tra pari. Vale anche con l’alcol?
«Sì, ci siamo. Anzi, l’educazione tra pari rappresenta uno dei pilastri su cui stiamo investendo in quattro campi: alcol appunto, alimentazione, fumo e affettività. I nostri servizi fanno la nostra parte dalla formazione al monitoraggio. Abbiamo anche una novità».
Quale?
«Abbiamo attivato una peer education in strada. In tal caso, gli educatori non sensibilizzano più soltanto nelle classi ma anche in contesti urbani». —
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