«Ignorati dalle istituzioni nessuno ci ha dato una mano»
La casa famiglia: «Chiudiamo per ragioni economiche, non per imposizione Noi abbiamo rispettato la legge, mai considerate le denunce». Otto disoccupati
MEDOLLA. «La “Favola mia” chiude per problemi gestionali ed economici, per una questione interna, non per una imposizione venuta da fuori».
Giulia Galavotti, la titolare della “comunità rieducativa” di via Marconi, è intervenuta l’altra sera al convegno su “Casa famiglia e sicurezza”, organizzato dai due gruppi di minoranza, dopo l’arresto dei 4 giovani ospiti (inviati dai Tribunali a Medolla dopo problemi con la giustizia) per una sconcertante rapina a Mirandola. E dopo che l’amministrazione aveva diramato una nota, rivelando l’intenzione della gestione di chiudere la struttura. Un intervento che ha spiazzato tutti, raccontando una nuova verità.
«La verità è che abbiamo avuto problemi economici e soprattutto che siamo abbandonati. Noi infatti abbiamo sempre rispettato le norme, ma ci siamo sempre sentiti poco tutelati. Da quando ci affidavano solo ragazzi arrivati dai Tribunali, ho ripetutamente scritto per segnalare la situazione, per denunciare io stessa il comportamento dei giovani che ospitavamo, ma siamo sempre stati ignorati. La verità è che non abbiamo gli strumenti di costrizione per impedire quello che è accaduto, siamo stati poco tutelati anche noi...». Questo nella sostanza il tenore dell’intervento, che ha denunciato anche una sorta di inganno: Galavotti stava trasformando le due case che gestisce a Medolla e Mirandola in case famiglia per madri e bimbi piccoli, e invece ora «ci sono 8 operatori qualificati che sono rimasti senza lavoro». Lavinia Zavatti (Medolla per il Cambiamento e Marco Bergamini (Lista civica indipendente) nei loro giudizi finali non hanno mancato così di sottolineare come alla luce di questa testimonianza vengano squalificati i comportamenti che l’amministrazione comunale ha vantato di avere assunto. Bergamini ha ripercorso ancora una volta i suoi anni di impegno, mentre Zavatti ha ricordato i costi di queste strutture (fino a 140 euro giornalieri a d ospite), l’inadeguatezza della normativa e l’opportunità che nei prossimi ed imminenti incarichi dirigenziali per i Servizi sociali dell’Unione Area Nord ci sia anche una figura dedicata a questo ambito.
Alla serata, hanno preso parte una sessantina di persone, preoccupate ed attente dopo tanti anni di problematiche di vandalismi e microcriminalità che ne sono derivate al paese. C’era anche la mamma di uno dei 4 arrestati, che ha espresso il suo disagio. È stata avviata una raccolta di firme, per impegnare il sindaco e l’amministrazione non solo a monitorare la situazione (a Medolla ci sono comunque altre due case famiglia, più una di prossima apertura), ma anche a riferirne pubblicamente alla cittadinanza.
Relatori erano stati Roberto Butelli (segretario regionale del Siulp, il più importante sindacato di polizia) e l’avvocato Elisabetta Aldrovandi.
Butelli ha spiegato che se si manifesta un fenomeno problematico come è accaduto a Medolla la comunità purtroppo paga due volte, prima per garantire i contributi pubblici che vengono erogati alle case famiglia e poi per i danni arrecati da episodi di vandalismo e criminalità. Ha anche spiegato che la polizia è spesso impotente, alla luce delle normative che riguardano i reati commessi da minori, con il rischio evidente di ingenerare in adolescenti ormai consapevoli la convinzione di poter vivere nell’impunità.
Ha spiegato che la normativa è nel suo complesso carente: «I titolari e gli operatori non possono concretamente impedire a questi giovani di assentarsi e di commettere reati come quelli di Mirandola».
Aldrovandi si è messa a disposizione per una riforma della normativa di settore, da proporre al Parlamento con l’ausilio di esperti di settore. —
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