Il sughero, la domotica e le pietre di scarto La casa “bio” di Angelo a un passo dalla Rocca
A Formigine l’intervento di rigenerazione edilizia dell’architetto Zanti Così un’ex stalla è diventata un’abitazione ad alto risparmio energetico
LA VISITA
Angelo Zanti è un sognatore. Con i piedi piantati in terra. I suoi sogni nascono concreti perché possibili ed auspicabili. In prima fila nel promuovere un progetto strutturale per una nuova economia green – «sinora la politica è stata timida, indugiare oltre significa negare il futuro ad un ecosistema già fragilissimo» – Zanti, dati alla mano, lotta da un ventennio in nome delle tecnologie sostenibili e delle fonti rinnovabili. Una crociata perlopiù solitaria iniziata in tempi non sospetti, quando cioè la bioarchitettura veniva percepita come qualcosa di esoterico. Ma, si sa, nessuno è profeta in patria.
Neppure un architetto illuminato – visionario forse, dipende dai punti di vista – che si è fatto le ossa nei cantieri. Ore, ore e ore spese per toccare con mano la realtà delle cose. «Ho dovuto misurarmi con le anomalie di una filiera edile ostile al rinnovamento ed energivora in modo sconsiderato. La vita di cantiere, dunque la volontà di far coincidere la figura del progettista con quella del costruttore, mi ha permesso di identificare con precisione le inefficienze del ciclo produttivo».
Nel 2015 Angelo è pronto a dimostrare che il nostro quotidiano può davvero essere il migliore dei mondi possibili. Parte quindi dal dettaglio: la sua casa. «Domus 2020/nZEB, ossia la casa dove vivo, è frutto di un intervento di sostituzione e rigenerazione edilizia». Fatiscente fabbricato un tempo usato come stalla, oggi Domus 2020 è un’abitazione innovativa che si traduce in un involucro massivo dall’elevato isolamento termoacustico. «Merito della collaborazione tanto con Wienerberger, leader mondiale nella produzione di termolaterizi rettificati, quanto con Zehnder e con Diasen. Gruppo elvetico di cui ho utilizzato la tecnologia, Zehnder è testa di serie in Europa nella produzione di radiatori e componenti per la ventilazione meccanica controllata. Diasen è invece un’azienda italiana che per la realizzazione dei propri impianti termoacustici usa un materiale eccezionale: il sughero». Forte di soluzioni tecnologiche di ultima generazione, casa Zanti concilia estetica, funzionalità, risicati costi di gestione. Un esempio rarissimo alle nostre latitudini le cui risorse energetiche provengono da fonti rinnovabili solari FreeFossil.
Esordio d’autunno. Il pomeriggio regala ancora un morbido tepore. Qui, ad un tiro di schioppo dalla Rocca medievale di Formigine, ci sentiamo rasserenati. La piccola piantagione di bambù, bosco in fieri che promette di crescere ancora– «vorrei diventasse una foresta» – è un conforto per l’anima. Lo stesso dicasi dell’altalena in legno chiaro, del curatissimo giardino, delle piante di pomodori. Accarezzati da un sole ormai stanco, gli oblunghi arboscelli regalano gli ultimi frutti della stagione. In questo locus amoenus, urbano eppure bucolico, viviamo l’illusione (la promessa?) di un tempo sospeso, felice.
Pittato di colori tenui che restituiscono la luce. «Ho scelto materiali rigorosamente naturali in grado di garantire eccellenti prestazioni a costi ridotti. Sughero, laterizi massivi ad alta massa, telai in cemento armato, intonaco a base di calcio. Il patio è invece stato realizzato con le pietre di scarto della cava di Varana che si trova vicino a Serramazzoni». Per quanto a nostro avviso un filo troppo essenziale, anche l’interno di casa Zanti, miracolo della domotica, appare degno di nota. Alterna impianti partoriti da know how all’avanguardia con suggestioni vintage di design. Funzionali, divertenti – come lo spassoso cactus firmato Gufram – con una nota romantica: la sedia a dondolo.
Ma quanto consuma Domus 2020/nZEB? Poco. Pochissimo. «I consumi sono inferiori ai 12kw/mq/anno» svela l’architetto. Tanto di cappello. Soprattutto se si considera che, secondo la classificazione italiana, gli edifici più performanti sono gli A4 (inferiori a 39Kw/mq/anno). E che il fabbisogno energetico annuale di una casa passiva (Passivhaus, l’origine è tedesca) è un pari a 15Kw al metro quadrato. «Per due anni la mia casa stata monitorata dalla stessa Zehnder. Un onore, certo, ma anche un onere. Hanno registrato ogni singolo respiro della casa e... beh, ne sono rimasti sconcertati. In senso positivo. I risultati hanno infatti superato le aspettative».
Un riconoscimento importante per Zanti che, diventato tra l’altro testimonial dell’austriaca Wienerberger – «ho avuto il privilegio di fare parte della delegazione italiana presente a Vienna in occasione del concorso internazionale di architettura Brick Award 2018» – non ha però indugiato sugli allori. Partito, come si diceva, dal dettaglio, l’architetto neppure per un istante ha pensato di «accontentarsi».
Il motivo è semplice. «Vorrei che a chiunque venisse data l’opportunità di vivere come vivo io». Il passo dalla scala edilizia alla scala territoriale per l’architetto è dunque breve. «Il modello di economia insediativa è senza dubbio riproducibile in una dimensione urbana più ampia. Il Ceramic Green Smart District ne vuole essere la dimostrazione. Si tratta di un progetto strutturale di efficientamento, sviluppo e tutela ambientale che concerne l’intero distretto ceramico. Un distretto che a regime potrebbe garantire un risparmio energetico annuo pari a 50 milioni di euro. Con una netta riduzione di emissione di anidride carbonica: 110mila tonnellate in meno all’anno».
Ma la nostra epoca è matura quanto basta per comprendere la reale portata di un simile progetto? Zanti ne è oltremodo persuaso. Sono però gli uomini ai vertici a mostrarsi ancora reticenti. Ciechi e sordi. «La politica continua a manifestare un cronico ritardo nel dare riposte e pianificare interventi strutturali di sostenibilità. Un rapporto dell’FMI stima che solo nel 2017 il settore del fossile ha incassato l’equivalente di 5200 miliardi di dollari in sussidi». Il che la dice lunga. Peccato che in gioco ci sia la nostra vita. —
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