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Segreteria Pd, lascia Giuseppe Mucciarini: «Vado con Renzi»

Davide Berti

Primo componente di un organismo di partito a dimettersi «Fava inadeguato». Domani pochi modenesi alla Leopolda

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La segreteria provinciale del Pd perde un pezzo. Giuseppe Mucciarini esce, si dimette e lascia anche il Pd. È il primo addio ufficiale al Partito Democratico da parte di chi ricopre un ruolo in un organismo dirigente. Il pavullese, 36 anni, con delega alla Montagna e al Terzo Settore, lo annuncia alla vigilia della Leopolda per un motivo molto chiaro: «Domenica - domani, ndr - sarò lì perchè ho deciso di seguire Renzi nel percorso di Italia Viva».

Un comitato è già attivo nel Frignano, un altro in città, ma la partecipazione alla Leopolda non sarà così numerosa come in passato. Mucciarini ci sarà, non prima di avere formalizzato al suo ormai ex segretario la scelta irrevocabile: «Devo ringraziare Fava per la fiducia di due anni fa, ma devo anche dirgli che mi ha deluso totalmente per come non ha saputo condurre il partito nelle sfide di questi mesi. Il Pd modenese lavora bene, a Modena e provincia si vive bene, ma chi è alla guida non può permettersi di brillare di luce riflessa: qui i servizi funzionano, le persone stanno bene e scelgono Modena come una realtà vivace e accogliente. Ma non per questo ci si può appiattire, sedere e alzare la voce solo quando c’è da fare la guerra alle persone».

Mucciarini si definisce renziano della prima ora: «Sono entrato in politica con con Matteo Richetti, al quale mi lega anche un rapporto di amicizia. Ma nel Pd ho sempre avuto la mia posizione, mi è sempre piaciuto il confronto, anche con Richetti. Quello che contesto al Pd è di non sapere valorizzare le persone, i talenti, ridurre tutto a guerre di personalismi e poltrone. Un leader come un segretario dovrebbe saper motivare, coinvolgere, proporre, progettare, non stare in silenzio: due telefonate in due anni sono un po’ poche. Se faccio parte di un gruppo mi aspetto che si ragioni insieme».

Per Mucciarini i problemi sono soprattutto nella conduzione del partito: «È così a livello locale ed è così ai piani più alti. Oggi c’è bisogno di una scossa per poter motivare le persone alla passione politica. Matteo Renzi è sempre stato un punto di riferimento da quando sono entrato in politica, ecco perchè per me più che una novità è una conseguenza aderire a questa nuova proposta lasciando il Pd. C’è bisogno di entusiasmo, c’è bisogno di vedere che crediamo in un progetto. Uscire dal Partito Democratico - conclude sempre Mucciarini - è una scelta sofferta e inevitabile in un contesto così come è declinata oggi la politica. Serve coraggio, e oggi il Pd ha dimostrato di non averlo, alzando la voce e diventando critico solo con chi ha fatto notare cosa non andava. Penso a Renzi, ma penso anche a Richetti: quando non fanno più comodo, le persone vengono accantonate. E invece nella politica che conosco io le persone vanno messe al centro». —



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