Da Fanano a Fiumalbo quando la telefonia funziona a singhiozzo
Gravi disservizi per residenti, turisti e commercianti Disagi mappati anche a Pieve, Serra, Cimone e ai laghi
La rotellina gira senza sosta, cerca una maledetta rete a cui agganciarsi riportando nella civiltà chi si trova nei paraggi. Ma di segnale non vi è traccia, il cellulare non regala neppure una tacca che possa anche solo offrire un modesto sogno di riconnessione. Isolati dal mondo. E se per qualcuno, abituato alla vita caotica, può anche essere un toccasana, per chi vive tra le montagne è un calvario quotidiano. Non si può telefonare né tantomeno si riescono a completare le incombenze digitali ormai entrate nella vita dei commercianti quali bonifici elettronici o chiusure di cassa con invio digitale.
Il motivo del disservizio è presto detto: non esistono linee e ripetitori in grado di garantire una copertura adeguata anche a zone piuttosto frequentate. Il rischio? L’abbandono, lo spopolamento della montagna, l’isolamento umano e tecnologico.
Chi ha voluto affrontare la questione, coinvolgendo i gestori telefonici e il mondo politico, è l’Uncem, l’Unione nazionale comuni comunità enti montani, che quasi per sfida ha provato a mappare la situazione di “nessun segnale”. E anche l’Appennino modenese non può dirsi felice se si analizzano le circa 1450 segnalazioni finora raccolte, ma a cui potrebbero aggiungersene parecchie altre se, in modo empirico, si dovesse credere alle croniche proteste che arrivano anche alla Gazzetta.
Ebbene, la zona di Fanano sembra quella più martoriata con telefoni muti a Fellicarolo, alla stazione del Cimoncino, sulla Croce Arcana, nell’area tra il lago Scaffaiolo e il Cimone. Non va meglio tra Pievepelago e Fiumalbo dove si è isolati nella Valle Tagliole, a Rotari, al lago Santo, sul monte Giovo e sul Rondinaio. Anche Ligorzano (Serra) non può dirsi soddisfatto visto che la linea non esiste neppure sul tracciato della via Giardini.
«Vogliamo puntare a risolvere un problema che ormai riscontriamo da due decenni - dice il presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone - E del quale abbiamo parlato con i vertici delle compagnie di telefonia mobile, riscontrando positivo impegno e apertura. Eppure, oggi nelle aree montane e interne del Paese, telefonare è sempre più difficile. Continuiamo a rilevare la difficoltà per gli esercizi commerciali nel fare scontrino elettronico e altre procedure con “terminali connessi”. Manca la rete e il lavoro entra in crisi. Lontane le possibilità di fare telelavoro o telemedicina».
La politica è stata avvertita ma non ci sono grandi impegni, che invece promette Stefano Corti, senatore leghista. «Stiamo predisponendo interrogazioni e lavorando su disegni di legge che affrontino la questione ed individuino soluzioni. Avere linea è un diritto sacrosanto». —
ha collaborato
Daniele Montanari
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