Il padrone di casa: «L’ho dovuto sfrattare perché da molti mesi non pagava più l’affitto»
Gianni Prandi, proprietario dell’appartamento di Fili, spiega: «L’ultima volta l’ho visto sabato sera coi suoi ospiti. Era pallido»
la testimonianza
«L’ho visto sabato sera verso l’ora di cena. È stata l’ultima volta. Era bianco come un cencio. Ci siamo scambiati qualche parola. Era con alcuni di quei suoi amici bulgari o slavi, non so. Aveva un’aria molto stanca». È costernato Gianni Prandi, il proprietario dell’appartamento di Medardo Fili. Si conoscevano molto bene. Prandi abita nella casa all’angolo che dà proprio di fronte alle finestre laterali di Fili, entrambi ai primi piani: uno in una bella villetta, l’altro in una palazzina.
Tra i due i rapporti si erano incrinati da tempo a causa del mancato pagamento dell’affitto. «Non pagava più da mesi. Ho cercato in tutti i modi di venirgli incontro - spiega Prandi imbarazzato - ne abbiamo parlato tante volte. Lui era in grave difficoltà economica, soprattutto negli ultimi tempi, e io lo vedevo. Aspettavo e aspettavo ma non pagava. Era arrivato a scrivermi un foglietto nel quale giurava che avrebbe saldato i suoi debiti. Alla fine ho dovuto avviare una pratica di sfratto. Mi hanno detto che quel foglio del tribunale era sul suo tavolo, quando sono entrati in casa i carabinieri. È una cosa che mi dispiace molto ma dovevamo farla».
Anche la moglie Agnese poco prima aveva raccontato una storia analoga: «Fili abitava in quell’appartamento dal 2013. Non abbiamo mai avuto problemi con lui ma dopo che è andato in pensione ha iniziato a pagare sempre più tardi e alla fine non pagava più». E poi c’erano quelle frequentazioni in casa. Strane frequentazioni. Racconta Gianni Prandi. «Non so che rapporti corressero tra loro ma vedevo che in casa di Medardo c’era gente a tutte le ore. Giorno e notte. Luci accese a ogni ora. Quando lo incontravo, mi parlava della sua “fidanzata 22enne”, una giovane bulgara. Sì, la chiamava: “La mia fidanzata”. Mah. Poi hanno iniziato ad arrivare le “sorelle” e i loro amici. Alla fine nei week-end in quell’appartamento ospitava sei-sette di quelle persone. Non so nulla di cosa accadesse. Certo lui era sempre più provato. E mi hanno detto che la casa ora è spoglia, quasi vuota». —
C.G.
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