«Il capitale persona e un nuovo modello di lavoro orizzontale non più gerarchico»
«Più valore aiutando Terzo settore e impresa sociale» Il docente stasera illustra le sue teorie all’Auditorium Biagi
«Nel mondo di oggi è soprattutto la conoscenza tacita a essere una garanzia di successo». L’economista Stefano Zamagni, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, già presidente dell’Agenzia per il terzo settore, è l’ospite d’eccezione dell’incontro in programma stasera, alle 21, all’Auditorium Marco Biagi.
L’evento a ingresso gratuito - una “propaggine” del Festival della Filosofia di Modena promosso in partenariato con Gruppo Hera - si intitola “Il capitale persona”: Zamagni è uno dei massimi sostenitori in Italia della teoria dell’“economia civile”, per la quale i principi di reciprocità, gratuità e fraternità riescono ad andare oltre la supremazia del profitto o del mero scambio strumentale nell’attività economica e finanziaria.
Professor Zamagni, possiamo dare una definizione di “capitale persona”?
«Il termine fa riferimento a quella componente di ogni processo produttivo rappresentato dalla conoscenza che solo le persone possono veicolare, quella definita “tacita”, da contrapporre a quella “codificata” dei robot o dell’intelligenza artificiale. Nel mondo di oggi è soprattutto la conoscenza tacita a essere una garanzia di successo per le imprese mentre cinquant’anni fa era il contrario, ma solo per il semplice fatto che la diffusione del sapere era minore. Oggi la formazione è diffusa ad ampio raggio e determina il vantaggio competitivo delle aziende. La sfida di estrarre dalle persone la conoscenza tacita però non è compresa, tanti imprenditori pensano di andare avanti puntando ancora su quella codificata».
La nostra società può valorizzare sempre più il valore dell’individuo rispetto a quello della persona?
«Bisogna fare in modo che la società si liberi del modello taylorista dell’organizzazione del lavoro, oggi ampiamente superato. Sappiamo però che, come dicevo prima, gran parte degli imprenditori sono rimasti al taylorismo. Non si possono valorizzare le persone all’interno di un sistema di lavoro gerarchico, incapace di stimolare le persone a dare il meglio di loro stessi e a esternare le proprie conoscenze. Negli Usa si è superato il modello precedente con uno olocratico, di tipo orizzontale e non verticale. Le persone sono trattate in maniera decente e dignitosa, affinché possano rendere maggiormente».
Il mondo del terzo settore, più che razionalizzare l’esistente, deve piuttosto costruirsi un nuovo habitat. Che significa?
«Nelle nostre società ci sono entità che non solo pensano ad adattarsi all’ambiente, ma operano per favorire la crescita e lo sviluppo di altri soggetti, come fa il terzo settore nei confronti del nostro Paese. Purtroppo molti politici non riescono a comprendere che, aiutando il terzo settore, non si fa un piacere a quell’ente e basta. Il sostegno all’impresa sociale produce più valore rispetto all’aiuto all’impresa capitalista, la quale si tiene il vantaggio per sé».
Modena è una città che nel terzo settore ha manifestato sempre vivacità. Come vede il tessuto di questo territorio?
«L’Emilia Romagna presenta soggetti che non producono semplicemente servizi, specie in ambito sanitario, ma interagiscono con Regione e Comuni in modo di arrivare a forme di coprogettazione. In altre parti d’Italia finiscono alle dipendenze del pubblico, che stipula convenzioni di servizio creando una subalternità. Ecco perché questa regione è all’avanguardia come qualità». —
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