Una giornata tra mezze verità per tutelare i minori coinvolti
Notizia blindata dalle fonti ufficiali e le smentite degli istituti superiori
la ricostruzione
sassuolo. L’estrema riservatezza e la gravità dei fatti contestati ai tre giovani sono tali da aver fatto scattare il lucchetto su tutte le informazioni relative ai reati contestati. Nessuna identificazione dei minorenni, ovviamente, e una vaghezza voluta nella comunicazione ufficiale.
In mattinata i carabinieri danno conto della decisione del giudice che conduce le indagini di mettere in comunità due ragazzi che frequentano un istituto tecnico per “estorsione aggravata e continuata, detenzione a fini si spaccio e danneggiamento”.
Ma non è tutto. Nel comunicato che arriva a tarda sera si elencano anche i mezzi adottati dalla gang per ottenere i soldi: pestaggi, minacce di morte, auto vandalizzate pesantemente e per più volte, con aggressioni durate a lungo.
La decisione di mettere sotto chiave, per ora in una comunità, i responsabili, arriva direttamente da Bologna, dal Tribunale dei Minori, mentre le indagini sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Sassuolo nel cui territorio ricade l’istituto tecnico su cui sono state condotte le indagini.
A quel punto parte la ricerca per capire dove e in quale istituto siano avvenuti quegli episodi senza che professori e preside si accorgessero di nulla. Né le altre famiglie dei compagni di scuola. La doppia vita degli studenti insospettabili, che arrivavano a scuola armati con i video ricattatori e soldi in tasca da spendere, non aveva mai fatto scattare un campanello d’allarme?
Di qui la ricerca, istituto per istituto, un preside dopo l’altro e una smentita dopo l’altra, per circoscrivere il luogo dov’erano avvenuti i reati.
La riservatezza è d’obbligo per i minori coinvolti. Ma vanno pure tutelati genitori e studenti sparsi in sette, otto istituti su tre cittadine, migliaia di persone. Non è possibile gettare discredito su tutti per colpa di alcuni di loro.
«Non sappiamo nulla, non ne abbiamo sentito parlare. Mai. Reati? Con i ragazzi c’è sempre da fare, teste calde non ne sono mai mancate ma estorsioni nella nostra scuola non ce ne sono state». È stato questo il leit motiv dei pochissimi insegnanti e studenti trovati nelle scuole di Sassuolo e Maranello nel primo pomeriggio.
A poco a poco il cerchio si è stretto attorno a Vignola, “la ridente cittadina sul Panaro” come recitano i depliant turistici sotto le foto dei ciliegi in fiore. Eppure qui, sotto le mura di un antico castello a fianco del Panaro, si è consumata la tragedia, per le famiglie delle vittime come per quelle dei genitori dei delinquenti in erba. —
S.C.
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