Così alla cappelletta del Duca nasce il vigneto più grande
Vittorio Razzaboni della Cima e i suoi tre figli stanno creando 45 ettari di eccellenza Cantina avveniristica, tutto biologico, energia solare e da gennaio degustazioni ed eventi
Adesso sono venti. Come “Ventiventi”” il marchio delle... ventimila bottiglie già pronte per essere vendute da gennaio all’interno dell’avveniristica cantina cuore dell’azienda agricola “Il Borghetto”, a due passi dalla Cappelletta del Duca. Ma presto il “rifugio” di Vittorio Razzaboni, 55 anni, una vita su e giù dagli aerei, giramondo con la sorella Nicoletta per far correre e crescere la Cima - l’impresa di famiglia leader prima nelle serrature di sicurezza, poi nei serramenti a bussola (quelli per intenderci attraverso cui entrate anche in banca) e ora nelle macchine per la gestione del denaro contante (80% di export, 120 dipendenti, fatturato in forte crescita, sede alle porte di Mirandola) - raddoppierà. E soprattutto si aprirà al pubblico. «Tra qualche mese saremo pronti per dare il benvenuto anche nel punto vendita, fare degustazioni, creare piccoli eventi. Vogliamo che l’azienda vitivinicola diventi una filiera autosufficiente...», dice Razzaboni. Per ora l’investimento è corposo. Come un buon rosso lambrusco. Quel che gli dice il cuore è però anche altro. Che quello che è diventato il più grande vigneto a spalliera di lambrusco di Sorbara e salamino, Pignolettto, Cabernet, Ancellotta e Pinot Bianco tutto rigorosamente biologico, per lui è un grappolo da tramandare. Che passa di mano in mano. Come “Il Borghetto”. «Mio padre abitava in via Borghetto a Cividale e non c’era riunione di famiglia importante per parlare della Cima o di altro che non avvenisse lì. Così dare un nome alla cantina è stato naturale...». E giorno dopo giorno per Vittorio la cantina e treento e passa filari di vigna sono diventati un rifugio. Rivedersi bambino. E assistere al contagioso entusiasmo che pervadeva la famiglia. I figli: Riccardo (presto fresco di laurea in economia), Andrea (che studia enologia) e Tommaso (il più piccolo). «Sono loro i veri protagonisti di questa avventura che sta facendo della vigna e della cantina un nuovo investimento ma soprattutto vinifica bollicine di passione», racconta il presidente di Cima, che mostra orgoglioso anche la prima delle ventimila bottiglie che, da gennaio, saranno commercializzate. “Ventiventi” è il nome. Un marchio già registrato in Italia e in altri trenta paesi stranieri. Venti perchè a gennaio inizierà la vendita in cantina. Venti perchè nel 2020 ci sarà l’inaugurazione della struttura e l’azienda vitivinicola diventerà anche un punto d’eccellenza della campagna della Bassa. Terra fino ad oggi dal potenziale inespresso e che però, negli ultimi anni, proprio grazie alle cantine ha scoperto che anche un “biliardo” come quello dei nove Comuni può attirare tour enograstronomici tra storia, cultura, sale bianche del biomedicale, aziende del prontomoda e della meccanica. «La scorsa settimana abbiamo debuttato con uno stand alla fiera dell’enologia a Bologna. Noi appena nati in mezzo a mostri sacri dell’enologia. Mi sentivo come al primo giorno di scuola... - racconta Razzaboni - Ma poi ho guardato Andrea, l’entusiasmo di Riccardo e Tommaso e allora ho iniziato a fare il venditore come facevo da ragazzino alla Cima..». Una finestra di vita che si riapre. Come quando Vittorio e Nicoletta, si ritrovano nei weekend tra i filari e in cantina brindano alla prima vendemmia dello scorso anno, con tutta la famiglia. Prosit. —
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