L’ateneo dei motori ha i primi ingegneri: i prototipi del futuro arriveranno da noi
Il Mef “scopre” i prototipi del futuro. Sono quelli che arriveranno dalle menti dei primi laureati magistrali dell’Università regionale del motoveicolo (Muner). Sono stati proclamati dottori nella sala congressi del Museo Enzo Ferrari ieri, ma “respirano” motori da anni. Nel biennio hanno lavorato con la Rossa e la Maserati, con Automobili Lamborghini e Dallara, Pagani, Ducati e Magneti Marelli. Hanno sviluppato esperienze da Formula 1 con la Haas, scuderia americana motorizzata Ferrari, e la Toro Rosso. Annalisa Aicardi c’è riuscita. In una facoltà dominata da ingegneri uomini, il prototipo di laureata sta svolgendo un tirocinio nell’area di ricerca e sviluppo della Scuderia Toro Rosso. «Passare dalla classe all’azienda inizialmente ti fa un po’ di paura - ha riconosciuto sulla pagina YouTube ufficiale della Scuderia - perché per la prima volta hai tu la responsabilità del tuo lavoro. Tuttavia, è eccitante proprio per questo. Ti puoi spingere al limite e provare a vincere le tue sfide».
Appassionata di Formula 1 dalle medie, nella città natale di Ferrari la giovane ha colto professionalmente una pole position.
«Tra dieci anni mi piacerebbe lavorare con le cuffie al box - spiega la giovane - parlando al pilota e conducendo il team alla vittoria». Intanto è la laurea a rappresentare una vittoria per lei.
I numeri certificano invece la partenza lanciata dell’università che unisce quattro atenei (Modena e Reggio, Bologna, Ferrara e Parma) sotto l'egida della Regione. I 25 laureati di ieri rappresentano meno del 10% di tutti gli iscritti (278) dal 2017, anno della fondazione. I nuovi dottori magistrali si sono abituati a studiare e lavorare in inglese, ma sono tutti italiani. Oggi però gli iscritti Muner appartengono anche a Belgio, Canada, Cina, Colombia, Croazia, Germania, Grecia, Guatemala, India, Indonesia, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Turchia e Ungheria. Accedono a numero chiuso e si trovano davanti a un bivio: “Advanced Automotive Electronic Engineering” o “Advanced Automotive Engineering”. Il primo anno è focalizzato sulla teoria, il secondo li vede protagonisti con la pratica. Esistono percorsi paralleli. Sentieri per immergersi per dieci giorni nell’Italian Motor Valley Experience o approfondire i nuovi veicoli “intelligenti”. Per le studentesse è stata creata l’“High School Women in Transport”, con cui superare gli stereotipi di genere. «Essere una donna ingegnere è un vantaggio», ha ribadito Aicardi. —
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