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La perla dell’Appennino  

Sestola per due giorni festeggia i 400 anni della chiesa parrocchiale

Daniele Montanari
Sestola per due giorni festeggia i 400 anni della chiesa parrocchiale

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l’anniversario



Il cuore della Sestola moderna compie 400 anni. Anniversario evento per la chiesa parrocchiale fulcro di vita e di comunità (il sagrato è stato la prima piazza) della “perla dell’Appennino”, con due giorni di eventi (si parte domani alle 21 con il concerto della Corale Puccini) che culmineranno domenica con la messa delle 16 presieduta dal vescovo Castellucci, seguita da un breve excursus storico a cura dell’associazione E' Scamàdul. Che in collaborazione con Comune e Parrocchia, grazie a sponsor, ha realizzato anche tre omaggi: dieci pannelli che raccontano questi quattro secoli, la pubblicazione della tesi dell’ex parroco don Ignazio Barozzi (scomparso nel 2001) dedicata a don Antonio Lenzini (che dal 1832 tenne un accurato diario) e di un opuscolo con la storia di chiese e oratori sestolesi.

Tutto presentato domenica alle 11. «Atto dovuto - sottolinea il presidente di E' Scamàdul Gionata Magnani - per festeggiare il super compleanno della realtà storico-culturale più importante del paese, dopo la Rocca, culla della Sestola moderna».

«Un grande evento per omaggiare il cuore di Sestola - nota il sindaco Marco Bonucchi - grazie all’impegno di E' Scamàdul che ha sempre avuto fattivamente a cuore la nostra storia. Arriva proprio mentre stiamo restaurando la chiesa originaria su in Rocca, che speriamo di riaprire presto con un’altra bella festa in collegamento ideale». Nessuno meglio di Sergio Balboni, che nel 1996 assieme ad Alfonso Garuti curò un dettagliato volume (di nuovo in vendita per l’occasione), conosce la pluricentenaria storia della chiesa di via Cavalcabò: «Fu consacrata esattamente il 28 ottobre 1619 - racconta - dopo cinque anni di lavori voluti da don Ludovico e don Bartolomeo Cavalcabò, sacerdoti della famiglia che concesse il terreno. Decisero di costruirla (in arenaria locale) nel borgo dopo che quella della rupe venne inglobata nella fortezza militare: una struttura molto più grande di quella vecchia, da cui venne preso nel 1621 il battistero, per la comunità in crescita».

Di qui la forma basilicale a tre navate con 12 colonne (richiamo agli apostoli) su due fila e le 6 grandi cappelle laterali allestite dalle famiglie più importanti dell'epoca (Albinelli, Boselli, Passerini...). In una sono custodite la reliquie di Sant’Eufemia, accanto alle quali l’attuale parroco don Stanislao ne ha posto una di san Giovanni Paolo II (una ciocca di capelli). Nel 1898-1902 l’allungamento di un’arcata all’ingresso e la realizzazione della nuova facciata (la prima era in sasso grezzo) liscia con arenaria presa dalle farinerie della Rocca. Nonché le nuove pitture a cura dei carpigiani Albano Lugli e Otello Giovanoli. E tante altre cose da riscoprire in quella che è «una delle più belle chiese dell’Appennino - dice sicuro Sergio - e così cara ai sestolesi, di cui custodisce 400 anni di invocazioni, preghiere, confessioni, sofferenze e speranze». «Una testimonianza preziosa, ma anche un cammino da portare avanti» chiosa don Stanislao. —

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