«Sui social siamo più “cattivi” per l’assenza di contatto fisico»
Il professor Ziccardi: «È l’effetto disinibitorio delle tecnologie Sentiamo l’altro distante e anche le persone pacate alzano i toni»
l’intervento
«I social network hanno cambiato completamente il quadro della diffusione dell’odio». Così il professor Giovanni Ziccardi, docente presso l’Università di Milano, ma nato a Castelfranco, analizza il tema dell’odio online sul quale è intervenuto ieri nel corso del congresso di Criminologia. «La tecnologia oggi presenta tre caratteristiche: l’amplificazione del messaggio, la persistenza e la viralità. Mi spiego. L’amplificazione non è altro che la risonanza del messaggio di odio, che non è più contenuto ma ha un’audience mai così vasta come ora. La vittima (di bullismo o stalking) sente tantissimo l’attacco informatico che potenzialmente può arrivare in tutto il mondo. La persistenza intesa come impossibilità di cancellare quello che finisce online: è difficilissimo rimuovere i contenuti dal web. Il reato perciò si perpetua e rimane per sempre. Il terzo elemento, la viralità, cioè il fatto che il crimine sia strettamente legato all’uso dei social e quindi viene condiviso: l’informazione prende vita e non può essere fermata».
E quando si parla di incremento dei crimini online spesso si dimentica un particolare: «Il sommerso - chiarisce Ziccardi - Circa l’80 per cento degli episodi non viene denunciato, spesso quando riguardano la sfera personale e quindi la vergogna».
Ma perché diventiamo più “cattivi” online: «I medici lo definiscono come l’effetto disinibitorio delle tecnologie: è causato dall’assenza di contatto fisico tra le persone. Anzi c’è una percezione di distanza. Quindi anche coloro che sono molto pacati nella vita reale, in un contesto tecnologico hanno un senso di immunità che causa l’innalzamento dei toni. È un fenomeno tipico del bullismo femminile, che online sta superando quello maschile».
La ricetta è chiara: «Innanzitutto la cultura, cioè una migliore consapevolezza dell’utilizzo della tecnologia. E quindi un ritorno dei valori anche online. C’è poi l’uso del diritto nei casi più estremi, evitando di soffocare la libertà di parola. E infine l’uso intelligente della tecnologia per rimediare le derivazioni negative». —
GIB
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