Uomo bruciato: medici a caccia di tracce
Ieri accertamenti autoptici fino a tarda ora sui pochi resti carbonizzati per cercare eventuali segni di violenza prima del rogo
I denti sono sempre rivelatori dell’identità. Per questo la prima operazione compiuta all’Istituto di Medicina legale è stata una panoramica dentaria per avere un quadro di ciò che restava di quella parte della testa sopravvissuta, anche se bruciata, al rogo nella Fiat Panda avvenuto poco dopo la mezzanotte tra lunedì e martedì in via Caruso. Dai denti sarà possibile dare un nome al morto. Soprattutto si potrà chiarire se si tratta, come pare quasi certo, del corpo di Medardo Fili, il pensionato 61enne di via Magenta scomparso proprio con la sua auto, la Panda bruciata a Modena. Per dichiarare la sua morte bisognerà visionare le lastre di un dentista presso il quale è stato in cura. I medici legali dello staff del professor Silingardi hanno lavorato tutta la giornata e la sera di ieri fino a tarda ora prendendo in esame i pochi resti sopravvissuti a un incendio durato per ore e ad altissime temperature (accanto all’auto sono stati trovati pezzi di alluminio fuso). Si tratta di una parte del tronco del corpo e di altre parti. Tutti reperti carbonizzati, tolti dal posto di guida. Quindi di difficile lettura per un medico legale. Ma a Modena non solo hanno esperienza in questo campo: sono stati gli autori di un colpo investigativo di grande portata. L’anno scorso per il corpo carbonizzato di una donna sono risaliti all’identità grazie a una vite ortopedica recuperata dai resti; una vite di produzione americana impiantata in soli tre pazienti in Italia e uno di questi era una giovane prostituta. Ci sarà anche tra questi resti un reperto che porterà all’identificazione?
Ma al di là dell’identificazione, la domanda principale riguarda possibili segni di violenza sulle parti di corpo rimaste della povera vittima dell’incendio. Segni che eventualmente indichino uno sparo, percosse o altri tipi di lesioni. Per poter dire se è stato ucciso prima di bruciare: il fuoco appiccato alle vittime di omicidio è un metodo usato dai malavitosi più violenti per cancellare le tracce dei loro crimini. Oppure se la vittima si è procurata la morte dandosi fuoco. Un gesto per la maggioranza tanto brutale e doloroso da apparire inaccettabile anche per un suicida, ma che ha predenti anche locali (a Pavullo anni fa). Risposte difficili. Risposte che potranno aiutare il pm Monica Bombana, titolare dell’inchiesta contro ignoti per omicidio volontario, e i carabinieri a indirizzare le investigazioni ora ferme al bivio tra omicidio e suicidio.
Che Medardo Fili fosse un uomo a pezzi e spaventato dal futuro che lo aspettava è un fatto innegabile. La sua vita solitaria, anche la difficoltà a comunicare con gli altri sono sicuramente peggiorate con le strane frequentazioni nella sua casa portate da una sua “fidanzata” 22enne, una prostituta bulgara: un gruppo di giovani connazionali legati alla prostituzione che usavano il pensionato come taxista e che probabilmente le tenevano succube. Forse la chiave di questa misteriosa vicenda raccapricciante è tutta nel documento trovato sul tavolo di casa dai carabinieri: la notifica dello sfratto. Fili non pagava da mesi l’affitto, era in condizioni economiche disperate; non si era certo arricchito sfruttando giovane “lucciole” sui marciapiedi. Lo sfratto poteva insomma significare tante cose per lui, a seconda di cosa emergerà sui suoi rapporti con le prostitute e i loro “amici” che hanno preso possesso di casa sua trovando un covo sicuro che occupano ancora adesso, dopo la sua morte. —
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