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pratiche post terremoto 

Cinque mesi di bonus per la ricostruzione ai Comuni impantanati

Francesco Dondi
Cinque mesi di bonus per la ricostruzione ai Comuni impantanati

Proroga per i ritardatari con più di 20 progetti da analizzare Ossigeno per gli sfollati. I casi spinosi di Novi e San Felice

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Un’ordinanza in extremis, che da un lato alleggerisce i timori dei cittadini terremotati non ancora tornati a casa e dall’altro dà un po’ di respiro agli uffici comunali impantanati nell’analisi delle pratiche della ricostruzione. La emetterà nei prossimi giorni la Regione dopo l’ultimo incontro dei sindaci, in qualità di vice-commissari, e l’assessore Palma Costi. Giovedì, infatti, era stato individuato come il termine ultimo affinché i Comuni emettessero le “cambiali Errani” ossia le autorizzazioni a ricostruire con i relativi importi autorizzati.

Ma la situazione è particolarmente complessa in alcuni paesi della Bassa: basti pensare a Novi (il sindaco Enrico Diacci aveva lanciato il suo grido d’allarme pochi giorni fa sulla Gazzetta) che ha ancora oltre 150 pratiche da validare oppure San Felice che si attesta intorno al centinaio. Per loro e per tutti quei Comuni che hanno oltre 20 Mude da analizzare, è stato decisa una proroga che scadrà il 31 marzo. In cinque mesi dovranno quindi garantire al cittadino sfollato una risposta che sia positiva o negativa. Non c’è quindi tempo da perdere, ma la linea del traguardo e la volontà regionale è quella di sbrigare le pratiche e procedere con gli ultimi passi per la ricostruzione. Un contributo fattivo potranno invece fornirlo anche i tecnici privati, mettendosi ulteriormente a disposizione anche se l’aggravio maggiore lo avranno gli uffici tecnici che finora hanno dovuto gestire centinaia di pratiche, magari mostrandosi anche intransigenti e particolarmente meticolosi nel chiedere integrazioni e documenti.

I Comuni che invece hanno meno di 20 Mude da verificare dovranno rispettare la scadenza di giovedì 31 ottobre anche se pure per loro c’è uno spiraglio. La responsabilità di sforare il termine è infatti stata delegata al sindaco del paese, che a fronte di particolari e comprovate motivazioni potrà derogare di alcuni giorni. È ad esempio il caso di Concordia che con appena 18 Mude da analizzare magari non riuscirà a rispettare la scadenza ma ha ormai completato l’iter complessivo, garantendo cambiali per oltre 170 milioni di euro ai suoi cittadini terremotati. —



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