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Crisi-Cmf, si spera nei cinesi Il liquidatore è già al lavoro

Daniele Montanari
Crisi-Cmf, si spera nei cinesi Il liquidatore è già al lavoro

I dipendenti in Consiglio per chiedere il sostegno e la cassa integrazione  Sindaco e presidente della Provincia incontrano i sindacati e il manager a tempo

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Gli operai in sala fino alle 22.30, in attesa del dibattito sulla loro azienda. Per sapere se nel momento lavorativo più difficile, c’è almeno la vicinanza delle istituzioni. È successo venerdì a Pavullo, dove una decina di dipendenti della Cmf Technology di Sant’Antonio è venuta per l’interrogazione presentata dal gruppo Pd-Torre (Stefania Cargioli, Aroldo Corsini e Stefano Iseppi) sulla società che il 16 ottobre ha visto il primo sciopero in 43 anni. Un passo che gli operai hanno ritardato fino all’ultimo sperando in una soluzione indolore della crisi di liquidità in cui la Cmf è da quasi un anno. Tanto che da gennaio in diversi hanno dato le dimissioni: da 58 che erano a fine 2018, gli operai sono rimasti in 40, mentre nella controllata Greentech di Cavezzo da 10 sono scesi a 5. Pare che la causa principale della crisi sia stata proprio la scommessa in questa società (partita a fine 2008) specializzata nell’avveniristica produzione di conglomerati da materiali di scarto. Nobile mission che non ha trovato adeguato mercato a supporto degli investimenti. Mentre la casa madre Cmf Technology, che esporta in tutto il mondo automazioni per l’industria (soprattutto ceramica) sarebbe tuttora piena di commesse. Ma non può produrre perché i fornitori hanno interrotto gli approvvigionamenti proprio per la crisi di liquidità (le banche hanno detto stop).

«Sembra una barzelletta: il lavoro c’è ma non possiamo lavorare» hanno sottolineato gli operai, tra cui c’è anche un consigliere di maggioranza, Christian Montanari. La Cargioli, con un documento simile a quello presentato da Luciana Serri in Regione, ha chiesto in sostanza un ruolo attivo da parte dell’amministrazione per risolvere una crisi che sta condizionando tante famiglie, ancora senza stipendio di settembre. «Dobbiamo farci carico del problema assieme, maggioranza e minoranza - ha sottolineato - mostrandoci concretamente solidali».

«Vi ringrazio per aver portato il tema in Consiglio: la mia porta sarà sempre aperta per parlare di temi come questo» ha risposto il sindaco Biolchini, annunciando in settimana un incontro a Modena a cui parteciperà assieme al sindaco di Cavezzo, il presidente della Provincia Tomei, i sindacati e il liquidatore. Perché la novità è questa: venerdì si è presentato in azienda Paolo Ziggiotto (da Parma) in veste di liquidatore incaricato dalla proprietà. Non curatore fallimentare, si badi bene, ma esperto finanziario incaricato «di salvaguardare il patrimonio aziendale e cercare una nuova continuità produttiva». Questo ha riferito agli operai: la prima speranza è di riannodare il filo col compratore cinese con cui la trattativa si è interrotta a fine settembre. Ma nel tempo che scorre per gli operai l’unico rifugio può essere la cassa integrazione straordinaria che il Decreto dignità ha reso possibile per le aziende sotto i 100 dipendenti. —

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