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FORMIGINE  

Il comitato protesta «Ghiarola in ostaggio dei troppi cacciatori»

Il comitato protesta «Ghiarola in ostaggio dei troppi cacciatori»

Paura nel quartiere dopo la ripresa della stagione venatoria «Usciamo con il gilet catarifrangente per timore degli spari»

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FORMIGINE. Residenti e animalisti sul piede di guerra contro il sindaco Maria Costi per la presenza di cacciatori a Ghiarola, nella fascia verde che va dalla zona residenziale allo stabilimento della System Ceramics. È ancora vivido nel ricordo dei residenti l’uccisione con 100 pallini nel giardino di casa della gatta di nome Zampina, di proprietà della residente Martina Sargenti. «Non posso credere che il sindaco di Formigine Maria Costi e la sua giunta, pur di non contrariare Federcaccia preferiscano mettere a repentaglio l’incolumità dei propri concittadini - afferma Silvia Pacher, coordinatrice a Modena del Movimento animalista - la densità abitativa e industriale di Ghiarola è incompatibile con l’attività venatoria. I dati dicono che in Italia nella stagione di caccia 2018/2019 ci sono stati 21 morti e 59 feriti».

«Per i residenti è un incubo: non solo temono per la propria sicurezza ma, al minimo reclamo, ricevono minacce - affermano gli animalisti - L’escalation ha raggiunto il culmine nell’ottobre 2018, con l’uccisione di Zampina da una distanza ben inferiore a quella minima prevista dalla legge. Nonostante le ripetute segnalazioni alle autorità competenti, i cacciatori continuano a circolare nelle aree vietate e vicino alle case, indisturbati». Proprio per questo, nel novembre dello scorso anno gli abitanti della zona si sono riuniti nel gruppo “Zona Ghiarola - Comitato per la sicurezza” e, supportati dal Movimento Animalista e dalle associazioni Earth, Lac e Oipa, hanno segnalato il problema al sindaco Costi e incontrato più volte prima l’assessore all’ambiente Bertoli, poi il suo successore Bosi.

«Viviamo in uno stato di costante assedio - racconta Martina Sargenti, presidente del comitato - Tutte le volte che usciamo di casa dobbiamo indossare il gilet catarifrangente per paura che qualcuno possa per sbaglio spararci e, se chiediamo ai cacciatori di rispettare quantomeno i limiti di sicurezza di distanza dalle case e dalle strade previsti dalla legge, siamo vittime di minacce. Dobbiamo stare attenti alle finestre. Abbiamo paura a fare uscire in giardino i nostri animali domestici. La mia gatta ci ha rimesso la vita. Anche la scorsa settimana, a pochi metri da casa, ho trovato i resti di un uccello talmente crivellato di colpi da non riuscire a dire di che specie fosse».

«I cacciatori in Italia sono ormai scesi a 450 mila secondo i dati Lac dell’agosto 2019, e spesso, viste le aree a loro concesse per sparare che comprendono abitazioni, questa manciata di persone tengono sotto ostaggio intere comunità - sottolinea Emilio Salemme di Lac Modena - Aree tra l’altro, vista la densità abitativa, dove la cacciagione è molto esigua perché disturbata dalle attività quotidiane». —

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