«Il grafene è una rivoluzione Entro il 2025 tutto riciclabile»
L’ingegnere Sara De Simoni (Tetrapak): «Puntiamo sempre più sull’ambiente» L’aneddoto del premio Nobel Novoselov: «Una scoperta casuale ma innovativa»
Il grafene cambierà le nostre vite? Modena è in questi giorni al centro dell’attenzione della comunità scientifica ed imprenditoriale per il weekend promosso da Tetrapak e che ha avuto il suo momento pubblico ieri pomeriggio alla chiesa di San Carlo. A parlare del materiale innovativo oltre ai massimi dirigenti della multinazionale svedese anche Vincenzo Palermo, vicedirettore del Graphene Flagship (GF), il progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea che vuole studiare le applicazioni di questa recente scoperta e soprattutto uno dei due ricercatori dell’Ateneo di Manchester che l’hanno fatta e hanno ricevuto nel 2010 il Premio Nobel per la Fisica (assieme ad Andrè Geim), sir Konstantin Novoselov.
Interesse altissimo per l’incontro, inglese unica lingua ad echeggiare sotto le volte barocche della chiesa gremita. Tetrapak è la sola impresa del settore packaging tra i partner del GF, “e siamo orgogliosi di esserlo, in linea con la storia di questa azienda che ha fatto dell’innovazione tecnologica e della tutela dell’ambiente la sua cifra” ha spiegato Sara De Simoni, vicepresidente Equipment Engineering, ovvero l’ingegnere capo che presidia la produzione delle macchine che escono dallo stabilimento di via Emilia Ovest e che consentono di produrre contenitori per cibi e soprattutto bevande. Da 40 anni in città Tetrapak impiega più di 950 dipendenti, il 10% stranieri, e il 37% sono ingegneri. Una presenza consolidata: sono circa 100 le famiglie svedesi residenti in zona.
Sviluppando l’utilizzo dei materiali compositi Tetrapak potrà costruire macchine più solide, capaci di autoformarsi, produttrici di contenitori smart, che ti dicono ad esempio dove vanno buttati, e che potranno impedire l’ingresso di luce, umidità, ossigeno grazie ad una barriera di grafene.
«Puntiamo per il 2025 al 100% di riciclabilità dei nostri prodotti. Il grafene è una rivoluzione - ha detto De Simoni - per il settore e le sue tecnologie».
Grafene Flagship è una sorta di Consorzio tra pubblico e privato nato nel 2013 per studiare le applicazioni del grafene, con un miliardo di euro di budget fino al 2023. Novoselov, ricordando come tutto sia nato dalla grafite, e che nel Settecento il temine “mercato nero” pare sia nato proprio perché i minatori la rubavano per venderla sottobanco quando crebbe di prezzo rischiando due anni di lavori forzati, ha rammentato che nel modernissimo palazzo dove si trovano i suoi laboratori a Manchester esiste ormai una sorta di biblioteca non solo con gli studi sul grafene ma anche su altri cristalli bidimensionali. Una grande famiglia di cui si può studiare la compatibilità tecnologica e che si possono “miscelare” in base alle caratteristiche richieste e al materiale composito che si intende creare per usi industriali.
Un nuovo mondo che si apre dunque e dove Modena grazie a Tetrapak, che produce nel mondo 200 milioni di brik l’anno, è all’avanguardia. Il sogno è quello poi di rendere il grafene biodegradabile al 100%: gli studi su questo aspetto fondamentale sono ancora in corso (pare ci siano enzimi che lo possono distruggere in poche ore), mentre i costi, astronomici all’inizio, sono già diminuiti e oggi un centimetro quadrato di materiale a base di carbonio costa 7 euro. Poco? Molto? Con un chilo di grafene si possono rivestire gli schermi di 36 mila smartphone e renderli infrangibili…
In cauda venenum: dal pubblico arriva una domanda sulla Brexit. Konstantin Novoselov ha scoperto il grafene a Manchester, e in Gran Bretagna ci sono tanti altri laboratori. «Se a giorni Londra saluta l’Europa chi continuerà a versare i contributi per il GF?». Palermo auspica un accordo, consapevole però che in caso di “no deal” la ricerca non sarà certo una priorità nel caos che seguirà al distacco del paese dalla Unione Europea.
Il Nobel, russo di origine, che aveva ricordato come la sua scoperta sia avvenuta casualmente, visto che non era l’obiettivo degli esperimenti col nastro adesivo che hanno permesso a lui e a Geir di esfoliare la grafite fino allo stadio monoatomico, si mostra sornione: “altri Paesi, soprattutto in Asia, stanno anche loro studiando il grafene e le sue applicazioni. Niente Gran Bretagna? Allora collaboreremo con loro…». —
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