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Fondazione, Cavicchioli resta ma il cda è a rischio minoranza

Luca Gardinale
Fondazione, Cavicchioli resta ma il cda è a rischio minoranza

Alla vigilia del voto, le due candidature “a sorpresa” rompono i piani Ora sarebbe in bilico il patto che ha portato alla conferma del presidente

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Volendo usare una metafora che circola nei corridoi di palazzo Montecuccoli, è un po’ come se qualcuno avesse offerto delle sedie senza contare quelle che sono effettivamente attorno al tavolo. Tutto questo mentre un presidente che sta per essere eletto all’unanimità rischia di trovarsi in minoranza nel proprio cda e con una vice che potrebbe diventare il suo commissario. Una situazione paradossale, anche perché riguarda la “cassaforte” della città, ovvero la Fondazione Cassa di Risparmio (che ha cambiato il nome in Fondazione di Modena). Perché se già con le nomine dei tre cooptati per il consiglio di indirizzo c’è stata battaglia, la situazione è diventata esplosiva alla vigilia della scelta del consiglio di amministrazione (prevista il 4 novembre). Partendo dal presidente, ora è ufficiale il rinnovo di Paolo Cavicchioli, unico candidato alla guida della Fondazione per il mandato 2019-2023. In questo caso nulla di nuovo, a parte il nome di chi ha proposto la sua candidatura: l’ex magistrato Elena De Marco, molto vicina al sindaco Gian Carlo Muzzarelli, componente del cdi e candidata al cda, e probabile vicepresidente della Fondazione. Sarà lei - al di là del fatto che sia eletta vice o semplice membro del cda - l’anello di congiunzione tra Muzzarelli e Cavicchioli, che con una figura così importante alle spalle e con il rischio di essere in minoranza nel cda potrebbe partire da subito come presidente “sub iudice”. La partita più calda si gioca infatti per i sei posti (oltre a Cavicchioli) nel cda: sei posti già definiti dall’accordo territoriale che aveva anche dato l’ok al Cavicchioli bis, con un consiglio di amministrazione formato da Eleonora De Marco, Grazia Ghermandi, Donatella Pieri, Anselmo Sovieni, Matteo Tiezzi e Valerio Zanni. Il problema è che oltre a questi sei candidati, ne sono stati presentati altri due (entrambi componenti del cdi), ovvero Renza Barani e Matteo Al Kalak. Due candidature inattese, presentate dall’Appennino: a proporre i loro nomi sono stati Grazia Ansaloni (designata dal Comune di Pavullo, e quindi vicina al centrodestra) e Andrea Candeli, musicista residente a Pavullo entrato nel cdi in quota Provincia. Due candidature che hanno notevolmente agitato le acque, perché da una parte con Barani e Al Kalak (entrambi vicini al presidente) nel cda la posizione di Cavicchioli si rafforzerebbe, ma dall’altra se anche solo uno di loro fosse eletto, si finirebbe per rompere il patto territoriale che ha portato al rinnovo del presidente stesso. E la conseguenza di una “violazione” del genere potrebbe essere molto problematica, perché gli altri membri del cda, più vicini al sindaco Muzzarelli ma decisi a sostenere Cavicchioli proprio in virtù di quel patto, a quel punto avrebbero mani libere. Di fatto, il presidente che si appresta ad essere acclamato con 19 voti del cdi (il ventesimo sarebbe il suo), rischia seriamente di trovarsi in minoranza nel cda, e con una vice pronta a “marcarlo stretto”. Un bel caos, insomma, in cui si inserisce anche quello che sta vivendo l’Università, uno dei grandi elettori in Fondazione, che dovrà scegliere tra Ghermandi e Al Kalak, cercando di giocare bene le sue carte (ogni membro del cdi può esprimere fino a quattro voti) per non rischiare di restare fuori dal cda. —

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