Gli screzi per i debiti con i fornitori «Se tiri fuori delle scuse domani ti ammazza»
Abruzzese pretende soldi dai pusher e Caltagirone si rivale sugli altri A ogni arresto si pone rimedio contattando i clienti rimasti orfani
i profili criminali
Antonio Abruzzese era il “ras” del gruppo. Hanno tutti talmente tanto paura di lui che gli portano una forma di riverenza. Appare anche come il più sospettoso, non a caso tende a non utilizzare il suo telefono cellulare, preferendo quello dei familiari e impone che agli incontri tutti spengano le proprie utenze proprio per evitare di essere localizzati. Eppure queste sue precauzioni non bastano ad evitargli il carcere e di entrare presto nel mirino dei carabinieri di Carpi. I sospetti dell’Arma infatti vengono presto confermati dalla disinvoltura che gli altri spacciatori utilizzano nel discutere al telefono. E proprio tramite le intercettazioni emerge la soggezione che provano verso il 46enne di origini campane. Esplicativa può essere la conversazione tra Davide Caltagirone e Davide Guidetti che discutono di un credito vantato da un cliente di 1800 euro. Guidetti non è infatti in grado di raccogliere rapidamente i soldi perché il consumatore di cocaina è in viaggio all’estero, ma il suo “capo” Caltagirone è esplicito: «Se lo pigli per il culo domani di ammazza proprio», dice riferendosi al carattere di Abruzzese. E il pusher, uno dei primi ad essere arrestati a febbraio con addosso 40 grammi di cocaina, tenta in ogni modo di metterci una pezza, chiedendo anche l’intervento dei genitori.
Familiari che giocano un ruolo importante anche nell’attività di smercio di altri galoppini di Caltagirone: è il caso di D’Ambrosio che può contare sul sostegno di parenti a conoscenza dei suoi traffici e ben disposti ad aiutarlo anche ad accogliere la clientela al dettaglio.
CLIENTI DA COCCOLARE
Ciò che fa specie nell’inchiesta è come a ogni arresto - ce ne sono stati almeno tre in fase di indagine - l’eterogeneo gruppo tenda a sostituire rapidamente la pedina mancante per evitare di perdere compratori. Lo fa, ad esempio, Fowad Mazwar che accorre a contattare i cocainomani nel momento in cui il cugino e compare di spaccio Abdelghani Sandid finisce in carcere a fine gennaio.
E quando i clienti sono di elevata qualità e in giro si sa che hanno la disponibilità economica per fare affari da decine di grammi di polvere bianca, scendono in campo i pezzi grossi: Caltagirone, infatti, si spende in prima persona per tamponare le falle lasciate da Guidetti, promettendo ad un ricco imprenditore cocaina di maggiore qualità rispetto a quella tagliata dallo spacciatore finito al Sant’Anna. Non c’è riconoscenza per gli amici o presunti tali e anzi l’unica preoccupazione è che non facciano rivelazioni ai carabinieri. Per tutelarsi partono diverse telefonate ai familiari e come unica contromisura si suggerisce di attivare utenze telefoniche nuove senza però sapere che gli investigatori sono sempre un passo avanti e con l’orecchio teso alle confidenze intercettate nelle migliaia di conversazioni.
I soprannomi
Che esista la voglia di dissimulare lo spaccio è chiaro e palese fin dai primi momenti dell’inchiesta, nata dalla costola di accertamento su un caso di estorsione emerso a margine di un’altra operazione dell’Arma di Carpi, capace di stroncare un giro di immigrazione clandestina (nella foto) gestita da alcuni turchi. Ci sono frasi sempre molto allusive che trasformano la cocaina in “caffé”, “birre”, “mezze birre”. C’è poi l’olio da mettere nella bicicletta che svela come le consegne avvenissero anche pedalando, magari per incontrarsi all’interno dei parchi pubblici. Ma talvolta le allusioni lasciano spazio a frasi esplicite soprattutto quando si arriva a commentare la qualità della droga fornita, sia essa scadente (c’è anche chi si lamenta perché “tappa il naso e lo fa gocciolare”) o di buon livello.
Ma l’indagine racconta di una città che usa cocaina senza più distinzioni di razza, età e classe sociale: i clienti sono molto trasversali, figurarsi che un agricoltore va a fare acquisti alla guida del suo trattore e al termine di una giornata di lavoro. —
F.D.
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