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Marco Baruffaldi, dagli States a Modena per una lezione antibulli sull’omertà

Gabriele Farina
Marco Baruffaldi, dagli States a Modena per una lezione antibulli sull’omertà

Il rapper di Castelfranco è tornato alle scuole Carducci nell’ambito del progetto della professoressa Francesca Cavazzuti  

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la storia

Gabriele Farina

Un abbraccio e una stretta di mano. Una domanda e una canzone. La lotta al bullismo è fatta di gesti e di scelte. Le studentesse e gli studenti della Carducci ieri hanno scelto di schierarsi dalla parte di chi è stata vittima. Come Marco Baruffaldi, rapper castelfranchese tornato nella scuola media dopo il tour negli Stati Uniti. «Mi ha colpito un po’ tutto – ha raccontato Baruffaldi di ritorno dall’esibizione a Brooklyn – ed è stata una grande emozione conoscere Fausto Leali e il rapper napoletano Clementino, con cui forse farò un duetto». Gli applausi del Master Theatre newyorkese sono proseguiti nell’aula magna della scuola. Un’ovazione da stadio ha accompagnato il suo arrivo. I giovani si erano riscaldati con il racconto del “Club degli strani”, condotto dall’insegnante Francesca Cavazzuti. «La scuola mi è rimasta nel cuore, come la professoressa Cavazzuti», le prime parole di Marco nell’aula. L’ospite ricordava le tappe passate. «Bulli ce ne sono ancora? Alzi la mano chi è bullo», ha domandato il cantante. Mezza dozzina di mani s’è alzata. Qualcuna indicava i compagni, qualcun altro chiamava in causa sé stesso. «Ai bulli dico di finirla: basta, stop al bullismo», il messaggio dell’ospite in un video. È seguito un consiglio alle vittime: «Non arrendetevi mai e avvertite i genitori. Non abbassatevi al livello dei bulli: non ne vale la pena». Il clima era cambiato. La gioia iniziale ha lasciato spazio alla tristezza quando è stata ricordata una giovanissima vittima di cyberbullismo in Italia. «S’è suicidata per 2.600 like – ha ricordato il padre Arnaldo – e anche Marco ha subito fatti di bullismo in rete. L’ultima volta siamo riusciti a ritrovare chi è stato: gli attacchi arrivavano dalla Costa d’Avorio».

Per Baruffaldi senior la rete (come web) è simile a quella da pesca. «Si trovano pesci grandi e piccoli – ha proseguito il padre – e nella rete continuano a mangiarsi tra di loro. Non postate nessun discorso e fate attenzione ai pettegolezzi: possono mettere in difficoltà le persone. Quanto scrivete a Modena arriva in tutto il mondo». La professoressa ha letto alcune slide di Baruffaldi, interrogando gli studenti. «Chi sa cos’è l’omertà?», un esempio. «Quando ti mettono a tacere su una cosa – la risposta di una studentessa – minacciandoti di non dirla». «Quando senti l’esigenza di non dover dire una cosa», un’altra.

«Come definite il bullismo da grandi?», ha domandato quindi Marco. «Mafia», ha replicato uno studente. L’ospite ha sottolineato l’importanza di denunciare. «Chi viene bullizzato deve sempre dirlo ai genitori, all’insegnante, al preside – l’appello del rapper – e se non vi ascoltano andate in caserma». Il padre ha citato l’esempio dell’insegnante di Pavia sospesa dalla preside. La maestra aveva preso le parti di un’alunna arrivata in classe con i lividi. «La preside è stata trasferita e l’insegnante glorificata», ha aggiunto Arnaldo.

Le studentesse e gli studenti hanno interrogato Marco sugli episodi di bullismo subiti. In seguito, hanno preso il microfono e hanno duettato con l’artista sulle note di “Siamo diversi tra noi”. Imitavano J-Ax nella puntata di Tu si que vales con Baruffaldi, ma sul palco della scuola c’erano loro. Con Marco. —

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