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Processo Meta, tutto da rifare in appello

La Procura ricorre contro le assoluzioni di Preti, ex sindaco e tecnico comunale. Terrieri contesta la condanna a un anno

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SAN FELICE. Processo Meta. Palla al centro e tutto da rifare. Paolo Preti, titolare dello stabilimento industriale dove persero la vita tre persone il 29 maggio 2012, Alberto Silvestri, sindaco di San Felice fino al 27 maggio scorso, Daniele Castellazzi, capo dell’Ufficio tecnico del Comune di San Felice ancora per pochi giorni, Claudio Terrieri, il geometra che Preti incaricò per presentare le pratiche di riapertura dello stabilimento dopo le scosse del 20 maggio, saranno tutti nuovamente processati dalla Corte di Appello di Bologna.

I reati contestati sono noti alle cronache giudiziarie: omicidio colposo plurimo, abuso edilizio, falso in atto pubblico (solo per Castellazzi e l’ex sindaco Silvestri).

Ad avviare un processo d’appello sono stati ricorsi incrociati. Quello dell’avvocato Andrea Stefani, difensore di Terrieri, l’unico condannato (ad un anno, e non 10 mesi o un anno e due mesi, come era stato inizialmente riportato) nel processo di primo grado a Modena, concluso l’8 luglio davanti ad un giudice monocratico. E quello del sostituto procuratore Luca Guerzoni, dopo l’assoluzione di primo grado degli altri tre imputati, Preti, Silvestri e Castellazzi, per i quali invece il magistrato aveva chiesto condanne pesanti. Forte tra l’altro di una pronuncia interlocutoria della Corte di Cassazione che aveva disposto il processo anche per Preti, dopo un primo proscioglimento ad opera di un altro giudice modenese. E forte della sentenza del giudice civile che aveva condannato a pesanti risarcimenti alcune delle parti.

Il 21 agosto scorso è stata depositata la motivazione della sentenza, ed evidentemente tanto la difesa di Terrieri, quanto la Procura hanno colto nelle motivazioni del giudice (nella sostanza aderenti alle tesi difensive dei tre assolti e dei loro testimoni) spunti critici sufficienti per elaborare i rispettivi ricorsi e per chiedere una revisione della sentenza. I ricorsi, i cui contenuti non sono ancora pubblici, saranno vagliati dalla magistratura bolognese, che fisserà dopo le verifiche di rito la data e i termini del nuovo processo, che si terrà a Bologna.

Al di là dei contenuti degli appelli e della posizione degli “appellati”, in questa complessa vicenda giocheranno un ruolo essenziale le date. In forza della prescrizione, i reati contestati potrebbero infatti presto “scadere”. In assoluto scadrebbero ora, ma in virtù di alcune interruzioni legali, potrebbe essere questione al massimo di un anno. Circostanza che mette gli imputati davanti ad un bivio operativo: rinunciare alla prescrizione ed affrontare fino in fondo il processo per far proclamare la propria innocenza.

Oppure cercare di far trascorrere questi mesi senza i rischi di un processo che oggi passa al vaglio di un collegio nuovo di giudici, con una sentenza di non doversi procedere “per intervenuta prescrizione”.

Ad arricchire ulteriormente la situazione c’è la nuova parcella pervenuta in questi giorni in Comune a San Felice: i difensori di Silvestri e Castellazzi chiedono infatti al Comune la liquidazione di 17mila euro per le giuste spettanze relative al procedimento, fino al primo grado incluso. Era stata infatti la stessa giunta (e anche lì non mancarono le polemiche) a deliberare il sostegno legale a sindaco e Castellazzi, impegnando così fondi e struttura comunale (la cui assicurazione ha anche contribuito a risarcire le vittime costituite parte civile, facendole ritirare dal processo) nella difesa dell’operato dei due imputati. —

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