«Test sugli animali, il direttore De Luca fa disinformazione»
«Affermare che la vivisezione non esiste vuol dire fare disinformazione: in Italia sono poco meno di 600mila gli animali utilizzati a fini di ricerca (fonte ministero della Salute, dati del 2017) e - assodato che gli animali soffrono e provano dolore - manipolazioni, vita in gabbia, assenza di relazioni sociali e di vita libera, lesioni chirurgiche irreversibili e sperimentazioni anche senza anestesia esercitano un condizionamento fortissimo sugli animali, con sofferenze e l’esito finale per questi animali è spesso la morte». Così, la Lega anti vivisezione replica alle parole di Michele De Luca, presidente del Centro di medicina rigenerativa Unimore, e di Giuliano Grignaschi, segretario di Research4life, che sabato scorso avevano attaccato duramente la campagna della Lav portata avanti a Modena e in altre 300 piazze. «Dissentiamo dai ricercatori che tentano di minimizzare quanto possano essere invasivi gli esperimenti per gli animali - sostiene Michela Kuan, biologa e responsabile ricerca senza animali per la Lav - fino a paragonare a un piercing un perno di titanio conficcato nel cranio di un macaco, o cercare di descrivere la vita nello stabulario gradevole per i macachi imprigionati nelle gabbie, ai quali verrebbe somministrata la visione di cartoni animati. Irreale l’affermazione di Grignaschi, secondo il quale “se non ci fosse la sperimentazione animale, sarebbero gli uomini a subirla”: per legge, dopo la sperimentazione pre-clinica (su animali) segue quella clinica (su umani) - aggiunge la rappresentante della Lav - dunque eccome se si sperimenta sugli umani. E se i test su animali fossero davvero scientificamente affidabili, perché prevedere l’obbligo della sperimentazione su umani? Inoltre non è raro che la sperimentazione umana abbia contraddetto i risultati sperimentali ottenuti sugli animali, tanto che il 95% dei farmaci non supera le prove cliniche (su 100 sostanze sicure per gli animali, 92 non passano le prove cliniche e 4 vengono ritirate per gravi reazioni avverse; e su 3.000 trattamenti medici solo l’11% si è dimostrata efficace e il 98% è una copia di quelli vecchi), a conferma del fatto che nessun animale può essere modello sperimentale di altre specie a causa delle enormi differenze genetiche, biologiche, fisiologiche, morfologiche, tossicologiche tra umani e animali: un topo, un cane o una scimmia non sono miniature umane». —
L.G.
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