Gazzetta di Modena

Modena

IL MISTERO DI VIA CARUSO 

Cadavere carbonizzato filmata una persona con Fili al distributore

Carlo Gregori

In corso l’analisi di un video di poche ore prima del dramma: A Sassuolo fece benzina sulla Panda trasportava qualcuno

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Nelle immagini della videosorveglianza del distributore si vede distintamente Medardo Fili intento a far benzina alla sua Fiat Panda. Nell’auto, sul sedile del viaggiatore, si intravvedere una presenza, qualcosa di più di un’ombra. È un passeggero (o passeggera). Il pensionato trovato carbonizzato poche ore dopo in via Caruso a Modena non era quindi solo quando si trovava al distributore di Sassuolo. Ed è breve il lasso di tempo tra quel momento e il video successivo della telecamera di Hera che inquadra la Panda svoltare (con tanto di freccia) dalla Nonantolana in via Caruso e, solo sette minuti dopo, prendere fuoco. Cosa è accaduto in quella parentesi temporale non si sa ancora. Si può supporre che la sagoma in auto nelle immagini del distributore sia una prostituta di quelle che il 61enne trasportava al lavoro sui marciapiedi. Potrebbe anche essere un’altra persona: ad esempio una figura maschile, come uno slavo che negli ultimi giorni gli era incollato e che ospitava in casa sua. Questo elemento è al centro delle indagini dei carabinieri e del pm Monica Bombana. Si tratta di un elemento importante per riempire il vuoto del periodo temporale precedente alle 00.09 di martedì scorso, quando l’auto parcheggiata in via Caruso prende improvvisamente fuoco e inizia a bruciare per ore. Perché era solo, il cadavere trovato, mentre l’auto era in fiamme. Resta da capire se, alle prime fiamme, qualcuno può essere uscito dalla Panda defilandosi dallo sguardo della telecamera. Magari imboccando il sentiero del bosco che iniziava proprio accanto alla portiera destra, prima che la Panda partisse per una corsa “impazzita” di un centinaio di metri in avanti.

Va anche studiato l’esito della autopsia condotta dall’istituto di Medicina Legale. Lo staff del professor Silingardi ha infatti escluso per ora la presenza di segni o reperti che indichino violenze provenienti dall’esterno: tagli, resti di spari o di proiettili, lesioni. I resti recuperati dopo due ore di combustione ad alta temperatura sono pochissimi e carbonizzati: questo è quanto è emerso. Nel corso dell’autopsia sono stati invece recuperati frammenti di un oggetto. Potrebbero essere pezzi di un paio di occhiali. Per ora la pista che inizia a prevalere nelle indagini è quella del suicidio. Intanto l’indagine va avanti. —



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