Domani i primi interrogatori di garanzia
Trenta, quaranta, al massimo cinquanta euro per la cocaina oppure “un paio di canne” per un’amica: la rete dello spaccio che ruotava intorno ad Antonio Abruzzese, Davide Caltagirone e ai due marocchini Mawar e Sandid aveva una clientela piuttosto trasversale. L’importante era far girare soldi, trovare le economie per acquistare altri quantitativi e continuare a vivere senza lavorare.
«C’ho una macchina, non lavoro, c’ho un figlio, c’ho mia moglie, c’ho l’appartamento, pago il condominio... io i soldi in tasca non ce li ho... lui mi deve 5mila euro vecchi», sono le frasi intercettate tra Caltagirone e un importante cliente imprenditore che però danno il senso di come i vertici del gruppo facessero dello spaccio la loro unica attività. Lo confermano anche gli orari delle consegne, in ogni momento della giornata si poteva acquistare cocaina passando a casa del pusher. Eppure di soldi ne giravano parecchi in contanti se si pensa che uno degli indagati è costretto a chiamare la moglie per sapere dove aveva nascosto gli euro visto che lui non lo ricordava.
Per chi è più facoltoso vengono aperte linee di credito, consapevoli che il pagamento presto arriverà, eppure i crediti maturati mettono in crisi alcuni spacciatori come raccontato per Guidetti che non riesce ad introitare il denaro da un imprenditore partito per un viaggio di piacere all’estero e che si vede costretto a ricorrere all’aiuto della famiglia per saldare la pendenza con il grossista Abruzzese.
Ma che la cocaina sia diventata droga a portata un po’ di tutti lo si apprende dalle intercettazioni finite nelle carte dell’indagine, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Amara. Si litiga al telefono per una “pippata”, c’è chi implora per farsi consegnare una minima dose. Hai 20 euro in tasca? Non c’è problema, puoi passare a ritirare la merce ma soltanto se hai i conti in regola perché a chi è fuori anche soltanto di qualche decina di euro l’opportunità viene preclusa: i conti vanno mantenuti in equilibrio. Eccole allora le “mezze birre”, gli 0,7 e gli 0,6 (termini gergali per indicare la quantità in grammi) che fanno tanto gola ai clienti di giornata e che gli spacciatori confezionano all’istante, mandandosi anche al diavolo quando entra una richiesta inattesa e che non sono in grado di soddisfare perché la roba scarseggia o è finita.
Carpi come città più grandi, dove cocaina e hascisc viaggiano di mano in mano per garantire un po’ di sballo anche se la qualità dello stupefacente spesso non è eccelso, magari migliorerà la volta dopo. —
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