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Cavicchioli-Muzzarelli, la frattura è insanabile

Luca Gardinale
Cavicchioli-Muzzarelli, la frattura è insanabile

Il presidente è prossimo alla riconferma ma da piazza Grande hanno visto  come un tradimento l’accordo tra Destra e Cgil contro il sindaco. Decisiva la Curia 

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Finora ha affrontato più o meno di tutto, compreso un personaggio un po’ troppo agitato che qualche anno fa fermò - fisicamente - in via San Carlo. Ma ora il suo temperamento da montanaro gli servirà tutto, perché Gian Carlo Muzzarelli dovrà far fronte ad un’altra insidia, partita proprio dall’Appennino per scendere a Modena dopo aver percorso strade decisamente tortuose, approdando poi a palazzo Montecuccoli, dove la tregua armata siglata poche settimane fa è già saltata. Sullo sfondo c’è il palazzo che ospita la Fondazione Cassa di Risparmio (ora Fondazione di Modena), e a sfidarsi sono di nuovo il primo cittadino e il presidente uscente, già certo della riconferma, Paolo Cavicchioli.

Una guerra partita negli anni passati, con le divergenze che avevano portato Muzzarelli a ipotizzare una non riconferma per il prossimo mandato, e terminata con l’accordo territoriale che lunedì prossimo darà l’ok al Cavicchioli bis, unico candidato alla presidenza per il mandato 2019-2023. Ma la tregua, appunto, è stata brevissima: a farla saltare è stata una manovra decisamente poco lineare e ortodossa che, reggendosi su un insolito asse destra-curia-Cgil-università rischia di mandare a monte l’accordo territoriale per il Cavicchioli bis.

E se anche il voto di lunedì prossimo, quando sarà scelto il nuovo cda della Fondazione, dovesse scongiurare questo pericolo, la certezza è che il rapporto tra sindaco e presidente ha già subito una nuova e fragorosa rottura ancora prima della partenza del nuovo mandato, come fu ai tempi del Sant’Agostino.

Tornando alla manovra che rischia di far saltare i patti, nei giorni scorsi sono state presentate due candidature inattese per il consiglio di amministrazione: si tratta di Matteo Al Kalak, ricercatore Unimore legato al mondo cattolico, e Renza Barani, vicepresidente nazionale di Federconsumatori. Due persone stimate, tanto che sono già state scelte per il consiglio d’indirizzo, ma anche due problemi: il primo è legato al fatto che i posti in cda sono sei, come i suoi componenti già individuati dal patto territoriale (Eleonora De Marco, Grazia Ghermandi, Donatella Pieri, Anselmo Sovieni, Matteo Tiezzi e Valerio Zanni), mentre ora i candidati sono otto. Il secondo problema viene invece dalla provenienza delle due nuove candidature: a depositare la proposta per Al Kalak e Barani sono stati Maria Grazia Ansaloni, scelta nel cdi dal Comune di Pavullo, e quindi espressione della destra vicina al sindaco Luciano Biolchini, e Andrea Candeli, musicista residente nel capoluogo del Frignano, indicato nel cdi dal presidente della Provincia Gian Domenico Tomei.

Un intreccio decisamente inusuale, che partendo dalla montagna ha coinvolto mondi molto lontani tra loro con un obiettivo: portare in consiglio di amministrazione due persone particolarmente vicine a Cavicchioli, che in questo modo allargherebbe il suo consenso, affrancandosi dal sindaco Muzzarelli. Una manovra che ha letteralmente creato il caos a palazzo Montecuccoli e soprattutto in piazza Grande, dove qualcuno sospetta che sia stato proprio il presidente in pectore a orchestrare questa manovra - giocando così su più tavoli e ignorando il patto già stretto per la sua riconferma - cercando sponde a destra, nel mondo Cgil, ma soprattutto in due mondi che in questi anni il numero uno della Fondazione è riuscito a conquistare, ovvero università e curia.

In particolare, in questi anni Cavicchioli ha costruito un ottimo rapporto con il vicario generale don Giuliano Gazzetti, che dopo aver avuto un ruolo importante nella conferma del vicesindaco di Modena Gianpietro Cavazza - che il Pd non aveva intenzione di confermare - ora vedrebbe bene Al Kalak (rappresentante della parte di mondo cattolico piuttosto distante da quella rappresentata nel cdi da Luca Barbari) nel consiglio di amministrazione della Fondazione.

Interessante sarà capire cosa ne pensa il Pd di questo accordo bipartisan alla vigilia delle elezioni regionali .

Una manovra che ha creato il caos e l’ira di Muzzarelli, insomma, sia per le “sponde” utilizzate per proporre i due nuovi candidati, sia perché ora il rischio è quello di rompere il patto territoriale che aveva rinsaldato il rapporto Muzzarelli-Cavicchioli. E a proposito del sindaco, la prima reazione del “duca” Gian Carlo alla manovra pavullese per indebolirlo è stata… da montanaro. E anche se la partita si chiuderà lunedì prossimo, quando i venti rappresentanti del consiglio di indirizzo (ognuno di loro potrà dare al massimo quattro preferenze) saranno chiamati a scegliere il cda, il mandato 2019-2023 parte già con una certezza: la guerra Muzzarelli-Cavicchioli è ripartita in grande stile. —



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