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«Genitori attenti: questo è l’orco» Messaggio virale in tutte le classi

Giovanni Balugani
«Genitori attenti: questo è l’orco» Messaggio virale in tutte le classi

In meno di 24 ore la foto del presunto colpevole ha fatto il giro delle chat di scuola di Modena e provincia

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E il volto del presunto pedofilo diventò virale.

A nemmeno 24 ore dalla denuncia da parte del padre del bambino, la diffusione di quell’immagine da Modena ha raggiunto gli estremi della provincia, da Sestola a Mirandola, arrivando a Reggio e Bologna. E anche più in là. Messaggio dopo messaggio, chat dopo chat. Di gruppo in gruppo. Se avete un figlio o un nipote minore anche nel vostro cellulare sarà arrivata la foto di una persona con un cappellino in testa, con allegato un messaggio che su per giù recita: «È un pedofilo di Modena. Attenti».

Dagli all’untore, insomma. Una viralità alimentata dall’incubo di ogni genitore: che il figlio finisca nelle mani, o anche solo nei contatti, dell’orco.

Quell’individuo che cinque giorni fa ha contattato un bambino di quarta elementare di Modena e che non solo gli ha scritto, prima su Tik Tok e poi su WhatsApp, ma gli ha anche inviato almeno un selfie. Il padre, nella massima buona fede, ha inoltrato quell’immagine, probabilmente per consentire agli altri genitori della classe di verificare se sul cellulare dei figli vi fossero foto simili. È stato l’invio zero. Che in breve tempo si è moltiplicato all’ennesima potenza. Al momento, però, non vi è nessuna certezza che la persona in quella foto sia realmente quella che ha contattato il bambino e che rischia un’accusa per adescamento di minore.

Vi è un’alta probabilità che il reale colpevole abbia reperito una fotografia online e l’abbia utilizzata come falsa identità. D’altronde non sarebbe la prima volta che il social network Tik Tok viene utilizzato per avvicinare minorenni. In Inghilterra esiste una casistica molto ampia e in cui è comprovato come i “predatori” usassero come immagine del profilo foto di altri pedofili trovate online. Al momento, però, non esiste alcuna evidenza che l’immagine che ha viaggiato dalla Bassa all’Appennino abbia qualcosa a che fare con la pedofilia. —



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