«I divieti? Servono a poco Conta il rapporto di fiducia»
Il professore dell’Università Caffo presidente di Telefono Azzurro «Occorre preparare i figli al mondo digitale fin dalla scuola materna»
L’INTERVISTA
«Il divieto? Serve a poco». Il professor Ernesto Caffo, docente di Psichiatria Infantile a Modena e presidente di Telefono Azzurro, è uno dei massimi esperti in Italia quando si parla di infanzia e adolescenza: «Non serve censurare il cellulare ai ragazzi - specifica - quello che conta è instaurare con i figli un rapporto di fiducia. Renderli responsabili, poiché in loro, specie nelle nuovissime generazioni, è maturata una consapevolezza maggiore: vivono con lo smartphone in maniera costante, è lo strumento che li mantiene in contatto con amici e compagni. E le nuove tecnologie sono pensate proprio per loro».
Non esiste un’età per il cellulare: «Tutti vorremmo posticipare il rischio, escludendoli dal mondo digitale. In realtà non è facile e d’altronde la sfida è ben più complessa, ovvero preparare i ragazzi e i bambini al mondo digitale, già dalla scuola materna. Mi spiego: quando c’è una novità, come può essere Tik Tok, i giovanissimi sono i primi che imparano a conoscerla e a impegnarsi per esserne protagonisti. Per questo i genitori devono essere in grado di mantenersi attivi tenendosi aggiornati. A tale scopo noi teniamo una serie di incontri di formazione con insegnanti e genitori, affinché possano essere i primi ad accogliere i ragazzi nell’uso della tecnologia, che si fa sempre più sociale. E tra adulti e giovani le differenze sono sostanziali: i primi usano Facebook, i secondi applicazioni come Instagram e Tik Tok che hanno codici iconici visivi con cui gli adulti non hanno dimestichezza».
Quindi informarsi e mantenersi aggiornati, tenendo presente che le barriere non esistono più: «Sono superate. La tecnologia ora consente agli adulti al di fuori della famiglia di intromettersi nella vita sociale e relazionale dei ragazzi. Generazioni prima divise ora non lo sono più».
Quali le soluzioni?
«Tutti i soggetti coinvolti, comprese le aziende, devono sedersi attorno a un tavolo. Dobbiamo rivedere le regole, far sì che siano efficaci e che i soggetti deboli, bambini, adolescenti ma anche persone con difficoltà sociali gravi, siano tutelate. Da tempo ad esempio ci battiamo per la verifica dell’età: è una battaglia lunga, complessa e che richiede l’impegno di tutti. Prendiamo la pornografia: ora anche i giovanissimi vi hanno accesso senza controllo e ciò comporta percezioni di sé e delle relazioni con l’altro fortemente tossiche e negative». —
GIB
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