Abruzzese si difende «Non sono io l’Antonio degli spacciatori»
Ha risposto a tutte le sollecitazioni avanzate dal gip Andrea Romito e dal pubblico ministero Giuseppe Amara: il 46enne Antonio Abruzzese, nell’interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Sant’Anna, ha tentato di allontanare da sé ogni responsabilità. Difeso dall’avvocato Christian Frisella, colui che è considerato il più autorevole rappresentante del gruppo di spacciatori stroncato dall’inchiesta “Castelli di coca”, ha rigettato ogni addebito.
«Non sono io l’Antonio da cui è nata l’inchiesta», ha sostanzialmente detto ai magistrati che gli hanno chiesto conto proprio a partire dalla genesi dell’indagine, partita da una costola di un fascicolo di estorsione. Abruzzese, accusato di essere il fornitore di cocaina di Davide Caltagirone e Michele d’Ambrosio, ha inoltre offerto anche spiegazioni “plausibili” ai casi in cui è direttamente citato tra cui l’aver frequentato Caltagirone. L’avvocato Frisella ha chiesto in prima istanza la scarcerazione e in secondo luogo quantomeno i domiciliari, proposta a cui si è opposto il dottor Amara.
Ieri ha sostenuto l’interrogatorio di garanzia anche Caltagirone che ha chiesto, tramite il suo legale, di poter tornare in libertà. —
F.D.
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