Sette su dieci accedono ad una retta agevolata
L’intervista
Davide Berti
Assessore Baracchi, quasi mille famiglie che beneficiano del bonus regionale per abbassare la retta del nido sono un obiettivo che la soddisfa?
«Possiamo dire che siamo riusciti nel duplice intento di far sì che potessero beneficiare dei contributi più famiglie possibile, rispettando ovviamente i vincoli posti dalla Regione, e di andare a sostenere anche quei nuclei per i quali, pur non trovandosi in condizione di disagio, la retta del nido costituisce una voce pesante del bilancio familiare e può diventare un disincentivo all’iscrizione».
Il beneficio riguarda anche le strutture non comunali, ma quelle convenzionate?
«Se la stragrande maggioranza dei beneficiari (927) sono iscritti ai nidi comunali e convenzionati, abbiamo però accolto anche le 35 domande di bambini iscritti da privati ai nidi convenzionati. In questo modo si è voluto dare a tutti coloro che ne avevano i requisiti, la possibilità di usufruire dell’abbattimento delle tariffe, anche a quelli che non sono riusciti ad avere un posto convenzionato. Siamo infatti consapevoli che c’è ancora molto da fare soprattutto per ampliare il numero dei posti».
Il pubblico non riesce a rispondere a tutte le richieste.
«Anche quest’anno, infatti, nonostante la lista d’attesa stilata in prima battuta vada progressivamente riducendosi, più di 100 famiglie stanno ancora aspettando una risposta che purtroppo, per vari motivi, non trovano nei posti rimasti disponibili. È proprio a questo livello che vogliamo andare ad incidere nel corso della consiliatura, aumentando i posti, ma anche pensando servizi che vadano sempre più incontro alle famiglie».
Tra le esigenze manifestate dalle famiglie, c’è stata anche quella di prolungare i servizi.
«È quanto l’amministrazione ha fatto con il prolungamento estivo che nel primo anno di sperimentazione ha visto la partecipazione di più di mille bambini e quest’anno addirittura di oltre 1230, di cui quasi la metà frequentanti i nidi d’infanzia. A questo proposito, stiamo confrontandoci con il personale per continuare a garantire un servizio che le famiglie hanno dimostrato di gradire moltissimo, sapendo bene l’impegno che chiediamo alle insegnanti, anche in termini di progettazione educativa. E sulla scorta di quanto fatto pochi anni fa con un questionario agli utenti che ha indotto il Comune a ridurre le rette al nido e a pensare nuovi servizi flessibili, vogliamo tenere sempre aperto il dialogo con le famiglie, perché i bisogni sono in continua evoluzione».
Come si fa ad intercettarli? Anche perchè se è vero che l’aspetto economico è spesso prioritario per un servizio, ci sono anche altre esigenze che non possono passare sempre e solo dai soldi.
«Un importante momento di confronto con famiglie ed educatori sarà a fine novembre in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni del primo nido di Modena che è proprio un esempio di come i servizi cambiano in risposta ai nuovi bisogni. Nel 1969 nacque il nido d’infanzia Bonaccini, poi ribattezzato Triva e dal 2017 divenuto Polo d’infanzia. Oggi accoglie servizi flessibili come gli Spazio incontro bambini e genitori ed è divenuto un laboratorio per sperimentarne di nuovi. Stiamo anche già pensando all’anno prossimo quando avremo un’altra ricorrenza importante, quella del 20esimo anniversario della morte di Sergio Neri, grande pedagogista modenese a cui è intitolato anche il Centro educativo Memo. Per il mondo della scuola e dell’educazione, per gli amministratori locali e per l’intera comunità sarà l’occasione per riflettere sul sistema scolastico, educativo e formativo che è alla base di una società democratica e coesa».
In questi giorni si parla di minori e scuola purtroppo per il caso del pedofilo che ha utilizzato Tik Tok per avvicinare dei bambini. La scuola non è responsabile di nulla nella vicenda, ma deve svolgere il suo ruolo.
«Il caso ha fatto emergere con forza uno dei rischi che si nasconde dietro all'utilizzo dei social network da parte di bambini e ragazzi. Bene ha fatto quel papà a rivolgersi subito alle forze dell’ordine e ad avvertire la scuola, perché è sentendoci responsabili, non solo del nostro, ma di tutti i ragazzi che diventiamo una comunità educativa e attenta. La dirigente scolastica ha in tal modo potuto mettere in guardia anche gli altri genitori, non solo di quel plesso in realtà, poiché la comunicazione è rimbalzata in fretta sulle chat. E d’altra parte il problema non riguarda una famiglia o una scuola, ma tutte e tutti. E non bastano i progetti per informare e formare ragazzi e genitori sui rischi del web, anche se sono interventi fondamentali in cui crediamo e in cui investiamo come amministrazione. Un’azione educativa efficace e forte può nascere solo dalla condivisione e per contrastare certe insidie e rischi che non sono solo in Internet: dobbiamo puntare ad una forte alleanza tra scuola, famiglie e le agenzie educative del territorio». —
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