Quei tre cercatori di funghi porcini baciati dalla fortuna nei boschi del lago
Ettore e Marco Ferrari: «Una passione che viene da lontano E dopo la raccolta una cena con amici alla Palazzina»
Un pomeriggio come tanti altri, che si è trasformato in una giornata da record. Ettore Ferri e suo figlio Marco, fungaioli di Formigine, sono incappati in una scoperta da fare invidia a tutti i migliori raccoglitori. I due non hanno probabilmente creduto ai loro occhi quando, nei pressi del Lago Santo, si sono trovati di fronte a un porcino da 3 kg e 200 grammi.
«Ho provato un’emozione incredibile - racconta Marco, titolare del ristorante La Palazzina di Casinalbo - il fungo era perfettamente sano e integro».
Una passione, quella di padre e figlio, che nasce da lontano. Era il 1972 quando Ettore, oggi 72enne, ha iniziato a frequentare i boschi a Pievepelago, dopo aver preso parte a corsi per imparare a raccogliere i funghi, identificare i tipi e le famiglie, distinguere i buoni dai cattivi: «È un hobby - spiega - che ho trasmesso anche a mio figlio e a molti amici. Di sicuro, è un mondo che è cambiato nel corso degli anni, perché prima non c’era la cultura di andare a funghi».
E se prima, quelli che decidevano di avventurarsi nei boschi alla ricerca dei loro tesori erano davvero pochi, oggi quella della raccolta dei funghi è una pratica sempre più diffusa tanto che, negli ultimi tempi, ci sono stati anche svariati incidenti causati, probabilmente, dalla poca esperienza. «Adesso - continua Ettore - vanno a cercarli anche di notte con la pila, pensano di essere al sicuro avendo il cellulare. In realtà bisogna stare attenti, è facile perdersi o finire in una scarpata».
Quali sono allora, i segreti per essere un buon fungaiolo? «Innanzitutto affidarsi a gente esperta se si è alle prime armi. E poi occorre rispettare il bosco, ad esempio raccogliendo i rifiuti lungo il tragitto, perché solo se è trattato bene questo ci dona i suoi frutti».
Passione, impegno, ma soprattutto rispetto della natura e, ovviamente, anche tanta fortuna: questi gli ingredienti che hanno portato nelle mani di padre e figlio il fungo da record. «Era bellissimo - sorride Ettore - e così grande che non sapevamo dove metterlo. Così l’ho portato giù a mano per evitare che si rompesse. L’abbiamo mangiato al nostro ristorante in compagnia, perché a me piace sempre condividere quello che porto a casa. Era davvero buono».
E se i due preferiscono - per ovvi motivi - non rivelare il luogo esatto della scoperta, di una cosa Marco è certo: «È stato un dono, io rispetto il bosco e il suo habitat e fare del bene genera bene. Vorrei che, anche tra gli altri, si diffondesse questo spirito di conservazione».
Ma Formigine sembra avere un fiuto particolare per i funghi in Appennino. Basti pensare che il 62enne Michele Croce ha trovato un porcino da 2,9 km sempre in zona Lago Santo. «È una passione che mi porto dietro da tempo - racconta - Mi piace andare per canaloni dell’appennino tosco-emiliano. Cerco posti freschi e non soleggiati poi il resto lo fa la fortuna abbinata ad un po’ di esperienza. Quest’anno è andata bene, ma l’emozione più grossa è stata trovare una bollata di 60 funghi in una zona di 900 metri quadrati, è stato spettacolare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
