Sondaggisti al test delle urne emiliane «Il Pd può farcela solo con i 5 Stelle»
Weber: «Bonaccini sfavorito col voto a carattere nazionale» Vento: «Senza fronte comune rischiano anche i grillini»
A tre mesi dal voto in Emilia Romagna, i sondaggisti concordano: i giochi sono aperti ma la tendenza è definita. In quella che è la madre di tutte le battaglie, lo scontro in cui si potrebbe determinare la definitiva torsione del Paese a destra, o la vittoria del modello cesellato dalla sinistra in cinquant’anni di amministrazione, centrodestra e centrosinistra procedono appaiati, con l’incognita del M5s. Deciso a correre da solo, nonostante gli analisti avvertano: se le forze di governo vogliono assicurarsi la vittoria nella Regione più rossa ed evitare di mettere a rischio il governo, devono serrare i ranghi. Stefano Bonaccini, da emiliano pratico, lo sa. Ma se il governatore uscente, per fermare la candidata della Lega Lucia Borgonzoni, punta alla coalizione più ampia possibile, Luigi Di Maio dopo la débâcle umbra continua a escludere alleanze strutturali.
Roberto Weber, presidente dell’istituto Ixè, ha una certezza: «Se l’elezione assumerà carattere nazionale questo svantaggerà Bonaccini, perché Matteo Salvini è più spendibile rispetto ai leader del centrosinistra. È “trans-territoriale”. Ricordo quante volte è andato in Umbria: 78, contro 23 degli altri. Se invece si resterà in ambito squisitamente regionale il centrosinistra avrà una chance, perché l’Umbria veniva da un disastro, mentre in Emilia Romagna la situazione è diversa». Né giova al M5s l’atteggiamento ondivago: «Un giorno si allea, il giorno dopo dice “mai più”. Il problema non è la commistione tra due forze di governo, ma il fatto che la presenza del partito sul territorio è labile, come dimostrato da precedenti regionali: l’11% in Friuli per esempio» .
Con alleanze e liste ancora da definire, i numeri su cui ragionare non sono molti: secondo le stime di Roberto Baldassari di MG Research per Affaritaliani. it oggi in Emilia Romagna la Lega sarebbe il primo partito con il 31-35%, seguito da Fratelli d’Italia (6,5-8, 5%) e Forza Italia (4-6%). Complessivamente la coalizione a trazione leghista otterrebbe il 46,5%, mentre il centrosinistra si fermerebbe al 37,5%, con Pd al 25-29% e Italia Viva al 4, 5-6,5%. Solo con il M5s (8-12%) la cordata di Bonaccini vincerebbe di misura, con il 47,5%. Ma il risultato del candidato presidente è una incognita determinante: secondo una rilevazione del Pd che porta la data di settembre, a fronte di un testa a testa fra le coalizioni, Bonaccini sarebbe in netto vantaggio su Borgonzoni, con il 48% rispetto al 31% .
Spiega Pietro Vento, direttore dell’Istituto Demopolis: «L’alleanza Pd-M5s in Umbria è stata piuttosto improvvisata a mal gestita, con un candidato governatore scelto a un mese dal voto e in un quadro appesantito dallo scandalo che aveva coinvolto la giunta uscente. In Emilia Romagna il Pd appare decisamente più forte e radicato: a oggi la partita è aperta. Una eventuale convergenza dell’intera area del Conte bis su un candidato unitario renderebbe probabile la vittoria. Diversamente una mancata alleanza renderebbe il quadro molto più incerto, aprendo la strada a una possibile vittoria della candidata leghista» .
Antonio Noto (Noto sondaggi) mette a confronto gli ultimi risultati elettorali: «Alle Europee il centrodestra unito si è collocato avanti di circa 4 punti rispetto al centrosinistra unito, ma senza il M5s. In Umbria, invece, tra le due coalizioni c’erano circa 10 punti di differenza, ma in uno scenario molto diverso. In Emilia Romagna c’è un presidente che gode di ottima reputazione, molto saldo nel ruolo. Quindi – sottolinea– così come in Umbria il contesto politico ha avvantaggiato il centrodestra, lo scenario emiliano potrebbe aiutare di più il centrosinistra. Si potrebbe andare a un testa a testa: la partita è aperta». –
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