Soete: «L’energia dei nostri attori-cuochi in una cucina metafora della vita»
Michiel Soete è il regista di “Tutto fa brodo”, lo spettacolo proposto al Teatro delle Passioni, tratto dal “Don Chisciotte” di Miguel Cervantes, prodotto da Ert Fondazione e interpretato degli allievi della sua Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro.
MODENA. Michiel Soete è il regista di “Tutto fa brodo”, lo spettacolo andato in scena al Teatro delle Passioni per la stagione 2019-2020, tratto dal “Don Chisciotte” di Miguel Cervantes, prodotto da Ert Fondazione e interpretato degli allievi della sua Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro. Assieme a Peter De Bie e Jo Roets, Soete è membro della compagnia fiamminga Laika, che i modenesi conoscono come autori di spettacoli estremamente particolari e per molti versi straordinari, quali il quasi mitico “Patatboem”, visto anni fa grazie al festival VIE, od anche “Cantina”, che chiuse la stagione 2017/18, caratterizzati dal ruolo imprescindibile rivestito dal cibo che gli attori cucinano per gli spettatori, coinvolti, questi ultimi, in una esperienza di teatro sensoriale piena di significati.
Abbiamo incontrato il regista al termine di una replica dello spettacolo, ed è stata occasione per approfondirne le peculiarità. Lo spettacolo ci ha in parte sorpreso, infatti, ma per motivi opposti a quelli che ci si potrebbe aspettare, ovvero per il suo impianto un po’ più convenzionale del solito. Forse è stato condizionato dal fatto di aver lavorato con i ragazzi della Scuola? “Sicuramente dipende da diversi motivi”, ci ha risposto Soete, “Il primo sta nell’ideazione stessa dello spettacolo: abbiamo voluto cominciare col pubblico posto in tribuna, quindi con una impostazione frontale della messa in scena, magari per noi meno consueta, facendo arrivare il cibo poco alla volta, per coinvolgere progressivamente gli spettatori modificando pure le luci, le atmosfere, con segnali decisamente più astratti mentre li si guida in pratica dentro l’azione scenica. Poi, conta il fatto che sul palco devono stare diciannove persone che si muovono, interagiscono, ponendo in scena temi tratti dal “Don Chisciotte” che siamo arrivati a selezionare poco alla volta, nel corso del laboratorio durato in pratica tutta l’estate con gli allievi attori. Non è peraltro strano per noi realizzare spettacoli più “letterari”, questo è un po’ una miscela degli stili diversi che abitualmente costituiscono la nostra cifra. Fondamentale è stato pure il lavoro sulle modalità di recitazione, nella tradizione italiana molto più classica di come la intendiamo noi in Belgio ”.
Il cibo, qui, più che protagonista, come le altre volte, è sembrato quasi un regalo allo spettatore, alla fine
“In effetti, più che sul cibo in questa occasione abbiamo puntato sulla cucina, metafora dell’esperienza teatrale e della vita stessa. I ragazzi impegnati in cucina hanno lavorato sugli ingredienti ognuno dei quali rappresenta un particolare dello spettacolo (il gusto del bruciacchiato, il colore del sangue che si ritrovano nel menù, ad esempio). Gli attori/cuochi in tal modo sprigionano una energia che si riverbera sulla rappresentazione, ed è ciò che ci è piaciuto valorizzare principalmente”.
E il rapporto con i ragazzi come è stato?
“Eccezionale. Sono qui da metà giugno e posso dire che l’energia di questo gruppo è fantastica. Tutti sono stati molto aperti ad apprendere, ad assorbire ogni suggerimento, spesso opposto a come sono stati educati a lavorare. In Belgio diciamo di avere una recitazione più leggera, trasparente rispetto alla vostra accademia, e tutto questo ha soddisfatto l’amore per l’attività pedagogica che da sempre contraddistingue l’impegno della compagnia Laika”.
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