Quelle “patacche” in mostra certificate come autentiche
L’indagine parte dal crocevia dell’Istituto Modigliani che attraverso esposizioni legittimava opere fasulle: denunciato il presidente
«Modigliani resta il pittore più contraffatto: si dice che sia sua solo un’opera su tre di quelle circolanti». Il tenente colonnello Nicola Candido del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale ha ragione: come si legge anche nell’ultimo libro sul tema, scritto da Dania Mondini e Claudio Loiodice - “L’affare Modigliani” - sono 337 le opere attribuite e certamente autentiche del maestro livornese morto in miseria a Parigi nel 1920, un secolo fa, mentre quelle circolanti a lui attribuite sono 1200. Quindi, due terzi sono false. Alcune addirittura, spiega Loiodice (ex investigatore della polizia), risalgono a pochi giorni dopo la sua morte su ordine impartito dal mercante d’arte che lo seguiva, Leopold Zborowsky: incaricò pittori minori parigini di rifinire schizzi e bozzetti lasciati dall’artista livornese. Da quei giorni non si è arrestata la corsa ai falsi.
È ancora nella memoria il clamoroso “scherzaccio” di un gruppo di studenti livornesi che nel 1984 gettarono delle teste di pietra nei fossati della loro città dando il via ad attribuzioni talmente spinte che trassero in inganno persino il più grande storico dell’arte dell’epoca, Giulio Carlo Argan. Ricordiamo recentemente la disputa su un’opera esposta a Genova da un ungherese. E, al contrario, l’attribuzione accertata dal Tribunale di Venezia di un suo quadretto grazie a una perizia chimica dell’Università di Modena. Insomma, la galassia Modigliani è piena di false stelle e supernove pronte ad esplodere.
In questa vicenda, torna appunto il problema dell’attribuzione. Tutto è nato infatti da una serie di sequestri di opere riconosciute come false, esposte in due mostre tenute a Spoleto in concomitanza col Festival dei Due Mondi del 2017 e 2018: “Modigliani e l’Art Nègre” e “Gli amici di Modigliani e l’agguato sociale” tenute alla Casa Modigliani di Spoleto. Quei sequestri e il successivo clamoroso sequestro in marzo a Palermo di due opere esposte a Palazzo Bonocore (una di proprietà di un collezionista reggiano) anch’esse ritenute false, hanno portato alla denuncia del presidente dell’Istituto Modigliani di Spoleto, Luciano Renzi, e del curatore, professor Alberto D’Atanasio. L’ipotesi investigativa dei militari e della Procura spoletina è infatti che l’Istituto sia stato un crocevia di falsa documentazione che garantiva l’autenticità a false opere di Modigliani anche attraverso esposizioni in musei e sale. È da qui che è partita l’inchiesta che ora è arrivata a Modena nel laboratorio e in casa del 69enne, un pittore che non si sa ancora se sia stato materialmente autore di falsi o solo un custode o in qualche modo coinvolto nel commercio (sicuramente aveva materiale per falsificare la documentazione di contorno per l’attribuzione dei falsi). Dietro questo giro potrebbero esserci contatti con canali più importanti, anche all’estero. —
C.G.
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