Rapina inventata in A 22 Uno dei corrieri va a casa
Uno andrà a casa, per la verità presso i parenti del Sud che hanno dato la disponibilità ad accoglierlo con la formula degli arresti domiciliari. L’altro, finché non trova un parente in Italia disponibile ad accoglierlo, resterà in carcere.
Questa la decisione assunta dal gip Barbara Malvasi ieri in serata, dopo gli interrogatori in carcere Marco D’Ambrosio, 35 anni originario di Napoli, e di Domenico Aversa, 62 anni originario di Scandale (Crotone), le due guardie giurate infedeli - entrambi formalmente residenti in Germania - che insieme alla complicità di un reggiano 44enne, nipote di Aversa, hanno inscenato la rapina milionaria sull’A22 con ostaggi al portavalori.
I due erano stati sottoposti al fermo che ieri il Gip ha convalidato. Decidendo poi sulla richiesta di attenuazione della misura in carcere, formulata dall’avvocato difensore Barbara Minelli, in quanto ormai il caso è risolto. Gli interrogatori si sono infatti risolti entrambi in pochi minuti, con la conferma delle dichiarazioni già rese alla squadra mobile di Modena, che ha risolto il caso, recuperando il bottino (valori per 10 milioni di euro) nella disponibilità del nipote reggiano, a sua volta reo confesso e oggi indagato in libertà.
D’Ambrosio e aversa vivono a Stoccarda, dove lavorano per una ditta del posto che si occupa di logistica e di trasporti. La scorsa settimana dovevano trasportare alla ditta Battistolli di Bologna i preziosi fatti sparire, la maggior di privati: gioielli, oro e soprattutto una valanga di Rolex, modelli Daytona in oro e diamanti. Invece sono indagati per furto aggravato e simulazione di reato. —
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