Gazzetta di Modena

Modena

Un Cristo in ferro campeggia sul monte «Commovente vedere fedeli salire fin qui»

Daniele Montanari
Un Cristo in ferro campeggia sul monte «Commovente vedere fedeli salire fin qui»

L’opera del fabbro e artista di Frassinoro, Gianclaudio Cervetti, posizionata nei pressi dell’oratorio di Muschioso 

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l’opera



Un crocifisso da due quintali, a grandezza naturale, posto su un’altura storica quasi fosse un piccolo Calvario, con un realismo impressionante. Ma tenuto “segreto” per più di un anno, al di là dei pochi abitanti del borgo, «perché è stato fatto per loro e i loro cari che non ci sono più».

È una storia di passione, tradizioni e legami “di una volta” che porta a Muschioso, frazione di Frassinoro a 974 metri ormai sul confine con la Toscana, subito prima di Fontanaluccia. A ridosso di una curva quasi a gomito sorge ai lati della strada Provinciale 35 il vecchio oratorio dedicato a sant’Antonio da Padova, e subito dietro è nato un gruppo di case alle cui spalle c’è un piccolo monte dove 900 anni fa Matilde di Canossa fece erigere una rocca di avvistamento, crollata del tutto col terremoto del 1918. Non ne resta più niente, ma il luogo ha mantenuto un forte valore simbolico anche per la vicinanza con l’oratorio, dove da più di cent’anni a maggio si concludono le rogazioni con la processione.

In un vecchio fienile dei genitori ristrutturato ad abitazione, da un po’ di anni dopo aver girato il mondo ha preso residenza («un po’ amish» dice la figlia) Gianclaudio Cervetti, fabbro artista che lavora col fratello Ronny alla Enermek di Sant’Antonino di Casalgrande. Famiglia che trasuda storia, la sua: una pietra dell’abitazione porta l’iscrizione “Cervetti Giuseppe fecit 1745”. E tra i Cervetti ci furono anche armieri del duca di Modena mandati in esilio proprio a Muschioso.

«DOVEVO FARLO»

Ispirato dalla religiosità del posto, Gianclaudio ha deciso di realizzare, gratuitamente un Cristo a grandezza naturale (170 centimetri per 90 chili) in ferro battuto, posto su quell’altura sulla croce di tre metri e mezzo realizzata da Paolo Tazzioli, un altro artista del posto. Il realismo della raffigurazione è impressionante. Nel volto in primis, ma tutto il corpo è di una cura straordinaria, insieme ai segni della Passione.

«Ho impiegato tre mesi a farlo - racconta Gianclaudio - mi ci mettevo la sera finito il lavoro, e nei weekend. Mi ha preso sempre di più: andavo a letto pensando dove dovevo dare la prossima martellata, e al mattino mi svegliavo con l’idea. Mi sono successe anche cose un po’ particolari durante la lavorazione che mi portavano a pensare a qualcosa che doveva assolutamente essere fatto. Un giorno mi ero bloccato perché mi serviva un tondino di ferro per procedere e non l’avevo. “Pazienza, l’andrò a prendere domani” mi son detto. Dopo neanche un’ora mi suona alla porta un amico con una cassetta e mi dice: “Guarda, sto pulendo del ferro in laboratorio e mi son rimasti dei tondini, ti servono?”».

Il Cristo è arrivato a compimento in modo spedito, istallato con non poche difficoltà sulla rupe per le rogazioni del maggio 2018.

Ma al di fuori del borgo, non ne è mai stata data notizia. «Perché è stato fatto per la gente che vive qui - nota Gianclaudio - È commovente vedere talvolta donne anziane di 90 anni salire fin lassù per una preghiera. Poi gli amici hanno cominciato a dirmi: “Dai, è ora che lo fai sapere in giro” e sì, ho pensato che è giusto dire che quest’opera c’è, se uno magari vuole venire a vedere. Ai nostri sacerdoti (don Giuseppe e don Luigi) è piaciuta così tanto che adesso ci vorrebbero i due ladroni di fianco. Chissà...». —



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