Gazzetta di Modena

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COLPO AL BAR MICHELANGELO 

Spaccate e razzie con auto-ariete: condannati due fratelli

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Condannati con rito abbreviato a due anni e quattro mesi di carcere Luca (29 anni) e Christian (26 anni) Ahmetovic. I due – recidivi per reati identici - sconteranno la pena ai domiciliari: sono stati riconosciuti autori della spaccata con razzia al bar Michelangelo di via Giardini a Saliceta San Giuliano, compiuta nel settembre 2018 con un furgone ariete rubato e già usato per un colpo in Toscana. Un colpo che ha fruttato tremila euro nello scambiamonete rubato e scassinato. La requisitoria del pm Pasquale Mazzei è stata un’occasione per ricostruire uno spaccato di malavita di gruppo cementata da legami familiari e colpi senza sosta compiuti usando auto intestate a prestanome.

La spaccata al Michelangelo, che ha prodotto ingenti danni, era stata ripresa dalla videosorveglianza. Il colpo era stato compiuto la sera dopo una spaccata identica al bar Anna di via Vignolese. Se gli autori erano almeno quattro, due sono stati riconosciuti dalla Scientifica e dalla squadra mobile della Questura. Due volti noti per i loro precedenti: i fratelli Ahmetovic di via Attiraglio. Un’intuizione perché, come ha poi spiegato il loro difensore - avvocato Giampaolo Ronsisvalle - in realtà la perizia non ha permesso di arrivare a indicare che fossero davvero loro dalle immagini registrate. Ma un’intuizione a volte basta per portare avanti le indagini arrivando a risultati.

Infatti alcuni della banda delle spaccate, dopo il colpo, sono stati visti dalla telecamera mentre fuggivano su un’Alfa 147. Le indagini sulla targa hanno portato a ricostruire una prassi particolare. L’auto era stata venduta da un autosalone veronese. L’acquirente risultava una ditta individuale intestata a Luca Ahmetovic, ma poi con il cambio di proprietà era stata intestata a un certo Mohamed M. Un prestanome al quale sono intestate altre venti auto. L’ Alfa non è mai stata usata dal nordafricano, bensì sempre dagli Ahmetovic. Ed era risultata utilizzata anche per un altro colpo, avvenuto in luglio, ai danni di una ditta. Anche un’altra Alfa 147 con intestazione fittizia risultava usata da loro. Quando poi un agente fuori servizio ha visto la seconda Alfa passare a San Damaso, a bordo c’erano loro due e un altro rom alla guida, D.S.

Ma Luca Ahmetovic, lo stesso che comperava auto come ditta individuale registrata in Camera di Commercio, risultava non aver mai lavorato. Questa abile ricostruzione investigativa non ha però un pendant nelle intercettazioni. Il motivo è che i rom parlavano nella loro lingua, incomprensibile e senza un traduttore. Ma le chiamate fatte dal telefono di una familiare avrebbero indirizzato le indagini verso altre utenze indicandoli come i due nel video del bar Michelangelo. —

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