«Una vita tra la dermatologia dell’ospedale e le zone calde di guerra come volontario»
Il dottor Giorgio Alagna è vicino alla pensione: «Mi mancheranno i bambini e gli anziani ma i ricordi non si cancellano»
il saluto
Ultimi giorni di lavoro in ospedale a Sassuolo, prima della pensione, per il dermatologo Giorgio Alagna, persona conosciutissima per la sua professione alla quale ha abbinato negli anni anche tantissimo volontariato come ufficiale medico del corpo militare, con il grado di capitano. Un continuo spostarsi verso zone anche di guerra come l’Afghanistan e l’Iraq, sempre con il cuore rivolto al prossimo, in particolare agli abitanti di quelle zone.
Nativo di Palermo, classe 1952, trasferitosi in seguito a Bologna dove si è laureato in medicina con 110 su 110, Alagna ha trascorso 34 anni sul territorio sassolese, prima all’Usl 17 e poi all’ospedale.
Dottor Alagna, finisce un periodo di lavoro, in ospedale a Sassuolo, dove ha avuto tantissimi riconoscimenti dalla gente che ha curato ma anche da colleghi e personale infermieristico.
«Un periodo di lavoro lunghissimo che ho trascorso con una dedizione assoluta. Sono sempre stato e sono tutt’ora innamorato di questa professione e posso dire che la gente di Sassuolo, Fiorano, Formigine, Maranello, Pavullo e tutto il resto del distretto mi mancherà moltissimo. Mi mancheranno soprattutto i bambini e gli anziani, senza voler mettere in secondo piano gli altri. Ho una mamma di 96 anni che vive da sola, mia moglie che ha vissuto questi anni sempre a Bologna è andata in pensione e credo sia giusto che anch’io torni da quelle parti».
Lei ha abbinato la professione di dermatologo con una passione dove il cuore ha avuto una priorità assoluta: il volontariato nel corpo militare della Croce Rossa come medico di “trincea”.
«Ho partecipato a diverse missioni come professionista nelle zone di guerra e nelle zone di frontiera. In particolare sono stato tre volte in Iraq, due in Afghanistan, tre nelle missioni di “Mare Nostrum” ma anche tra la popolazione della Bassa modenese in occasione del tragico terremoto del 2012. Tranne che nella Bassa tutte le altre missioni avevano un coefficiente di pericolosità elevato, proprio da trincea. Curare i feriti da bombardamenti, i bambini che venivano colpiti in strada, assistere anche quanti venivano poi inviati negli ospedali afgani e iracheni, è stata un’esperienza che mi porterò sempre dentro per tutta la vita».
Si commuove?
«Qualche volta sono stato coinvolto anche in salvataggi veri e propri come quella volta che insieme ad un militare italiano avvistammo due teste in mezzo al mare e siamo andati per cercare di portare sulla nave quelle persone, una delle quali, purtroppo, non ce l’ha fatta. Ma i ricordi sono tantissimi, si accavallano, e portano a pensare soprattutto ai bambini. Come quella volta a Nassirya, quando venne da noi una ragazzina dodicenne che aveva bisogno di cure urgenti. Studiammo un protocollo speciale per portarla in Italia, all’Hesperia di Modena, ma poi il padre non la accompagnò quando tutto era pronto. Da quella esperienza al mio rientro è anche nata una canzone “Safa” costruita insieme ad Alberto Bertoli e il carabiniere Domenico Lai».
Come è stato possibile combinare il lavoro a Sassuolo, le missioni in zone di guerra e la famiglia a Bologna?
«Devo dire che alla base di tutte queste stagioni c’è sempre stato l’amore. Sono innamorato di mia moglie, una persona stupenda che mi ama ancora tantissimo. Poi aggiungo che ognuno di noi, visto che non abbiamo avuto figli, ha riversato i propri sentimenti anche su quello che abbiamo fatto nella vita: io verso il mio lavoro ed i bambini delle zone di guerra, lei, insegnante di scuola media, verso i suoi studenti. Con l’intelligenza giusta abbiamo fatto questo percorso che mi ha visto, dopo 20 anni di pendolarismo tra Bologna e Sassuolo, decidere di vivere dal lunedì al venerdì nelle vicinanze dell’ospedale e nel week end tornare a Bologna».
E nel prossimo futuro ci sarà riposo, oppure riposo “attivo”?
«In futuro cambierà quasi tutto ma non verrà stravolto: continuerò stando a Bologna a fare volontariato attivo. È la mia vita e proseguirà con la stessa intensità». —
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