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Tumori e ricerca Airc «Senza sperimentazioni non ci può essere futuro»

G.F.

La Fondazione e Unimore firmano uno studio sul pancreas Il professor Dominici: «Le cellula del tessuto adiposo è una medicina personalizzata» 

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Il proprio grasso per contrastare i tumori al pancreas. Non è una ricetta da ciarlatani, ma potrebbe essere l’ultimo ritrovato della ricerca. Una ricerca targata Unimore e Airc apparsa sulla rivista internazionale Theranostics. A capo del gruppo di ricerca il dottor Massimo Dominici, professore associato presso il dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche materno-infantili e dell’adulto.

«Il paziente è il suo donatore – spiega Dominici – perché dona il tessuto adiposo, da cui sono poi estratte cellule poi modificate. Sono trattate in laboratori altamente specializzati e poi infuse nei pazienti: è una medicina super personalizzata. Il tessuto adiposo non lo vuole nessuno, ma è una fonte importante di cellule». Il gruppo di ricerca guidato da Dominici si è concentrato sullo studio dell’adenocarcinoma del pancreas. «È un tipo di tumore solitamente non operabile – ha specificato il coordinatore – tanto che l’operabilità arriva soltanto nel 15-20% dei casi dopo la chemioterapia». L’obiettivo del gruppo di ricerca è abbassare i tempi dalla diagnosi all’operazione, portandoli a tre mesi «legati ad aspetti tecnici». Il ruolo centrale nello studio è svolto da una molecola chiamata “trail”. La sperimentazione sui pazienti dovrebbe essere avviata nel giro di un anno «o al massimo a inizio del 2021», come riconosciuto dal medico. Due i luoghi della ricerca: Modena e Padova. In base allo studio, la terapia molecolare dovrebbe essere associata alla chemioterapia tradizionale. Conclusa la sperimentazione, Dominici ha già in mente una nuova frontiera. «Airc ci ha permesso di portare avanti le ricerche e ci consente di guardare altri target. In particolare, vorremmo lavorare su un tumore legato all’asbesto (l’amianto). Cominceremo non appena lo studio sarà completato».

Avviato nel 2005, lo studio ha coinvolto la start up Rigenerand e ha ricevuto finanziamenti sia nazionali sia altri targati Airc.

«In ambito oncologico senza Airc la ricerca sarebbe al di fuori della competizione internazionale – sottolinea Dominici – perché non si compete con i vicini di casa, ma con concorrenti a livello mondiale. Essere competitivi vuol dire avere risorse importanti. Airc rappresenta un bell’esempio di supporto alla ricerca. I fondi ministeriali sono invece insufficienti, sia a livello di ministero della Salute sia del Miur. L’Italia investe in ricerca un terzo di alcune nazioni europee. Nell’ultima manovra finanziaria sembra che la ricerca e l’università si trovino nelle ultime righe. Senza Airc e altre associazioni noi ricercatori non faremmo molto».

Il coordinatore del gruppo di ricerca considera Modena (e l’Emilia Romagna in generale) un luogo in cui è possibile investire nella ricerca. «Nella realtà modenese non si può parlare di fuga di cervelli per la ricerca – conclude Dominici – così come in regione. Per esempio, io sono partito nel 1999, ma sono rientrato dopo tre anni e mezzo. A volte c’è la necessità di formarsi all’estero per poi rientrare. Dirigo una scuola di specializzazione a Modena e vedo i nostri ragazzi trascorrere 18 mesi all’estero per imparare e poi tornare. Certo, l’università si deve adeguare perché chi va fuori torni e trovi le risposte adeguate». —

G.F.

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