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Al castello di Levizzano anche gli scatti di Ottani per la biennale Foto Art

Paola Ducci

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Non si rimane indifferenti entrando nella spaziosa sala, al primo piano del castello di Levizzano, dove campeggia un’inquietante spirale di filo spinato, sul quale sono impigliati volti di persone, stampate su maglie e stoffe, che silenziosi sembrano implorare aiuto. A commento dell’installazione del fotoreporter formiginese Luigi Ottani, un cartello appoggiato alla parete, sconvolgente, poiché riporta quanto trovato in rete a proposito del filo: “Filo spinato Nato concertina elicoidale in acciaio zincato, 100 m, €28,99. Aggiungi al carrello”. «Questa è una nuova interpretazione di una mostra che portiamo in giro da più anni - racconta Ottani, protagonista insieme ad altri fotografi della quinta edizione di Foto Art, biennale di fotografia - Nel viaggio che io e Roberta Biagiarelli facemmo nel campo profughi di Idomeni, al confine greco - macedone nel 2015, quello che ci colpì fu un infinito filo spinato accanto al qual sostavano tante famiglie della media borghesia siriana che fuggivano dalla guerra». «Sono infatti le migrazioni il tema di questa edizione di Foto Art» spiega Francesco De Marco, presidente dell’associazione di volontariato organizzatrice. «Siamo davvero contenti di aver ospitato anche quest’anno questo Festival nazionale di fotografia - conclude Giorgia Mezzacqui, assessore alla cultura - Credo che le amministrazioni debbano avere cura di promuovere eventi culturali come questo che, con l’arte, pone l’attenzione a temi di tragica attualità». —

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