Modena. Quando i fatti parlano più delle parole
Un ragazzino, sul campo di calcio a Gaggio, insulta l’avversario coetaneo perché ha la pelle di un colore diverso. Quattro consiglieri comunali leghisti, a Modena, non si alzano in piedi in segno di solidarietà a una «vecchietta», come Liliana Segre si definisce con il suo sublime understatement, che da bambina ha patito il Male assoluto e adesso è costretta a girare con la scorta.
Due fatti. Sono accaduti nel giro di poche ore in una provincia, quella modenese, che rivendica (a ragione, lo dico da non modenese) una sua diversità. Li abbiamo raccontati subito, a caldo, e oggi li approfondiamo su cinque pagine, le prime del giornale, in cui “interroghiamo” i protagonisti: il mondo del calcio giovanile, da un lato, quello della politica e delle istituzioni, dall’altro.
Lo facciamo perché quei due fatti, distinti, sono a nostro avviso importanti. I più importanti del giorno.
È una scelta - e lo dico anche all’amico modenese che oggi mi ha scritto - più chiara e più forte di mille parole. Di mille esternazioni. Di mille commenti. In quest’Italia dove gli urlatori instancabili, gli hater indefessi e, sì, anche i logorroici commentatori di professione imperversano (ahinoi, non solo sui social), crediamo che il nostro dovere principale sia quello di raccontare ciò che ci circonda. Senza pregiudizi e faziosità. Nella convinzione - o, se preferite, nella speranza - che i fatti, quando vengono trattati con onestà, correttezza e rigore, sappiano ancor oggi imporsi. Parlare da soli. Far riflettere non tanto chi è più vicino ma chi è più distante da noi e dalle nostre idee. Perché un Paese così incapace di dialogo e confronto come quello in cui stiamo vivendo è un Paese che non sta affatto bene.
Ci illudiamo? Forse. Di sicuro, però, ad arginare paura, odio e intolleranza non ci stanno riuscendo i professionisti del bla-bla-bla che, a ogni nostro risveglio, ci invadono con le loro «verità».
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