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LA CURIoSITà 

Test di sicurezza sismica: macchina simula la scossa 6.0

S.L.

Lo strumento detto “vibrodina” posizionato sul tetto con sensori che rilevano la risposta dell’edificio alle sollecitazioni verificando i calcoli strutturali

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Sul Data Center in via di costruzione in questi giorni vengono anche sperimentate vibrazioni - attraverso una apposita, piccola, “macchinetta” rossa. I tecnici arrivano a simulare anche un forte terremoto di 6 o addirittura settimo grado della Scala Richter. Quindi eventi ipoteticamente devastanti da prevenire soprattutto vista l’importanza del luogo che sarà protetto a dovere. «Su questo edificio - spiega l’ingegner Giancarlo Maselli, geofisico toscano e docente a contratto di Unimore - abbiamo dato vita a una sperimentazione. Per la verifica sismica dell’edificio in genere si spendono migliaia di euro per interventi invasivi, noi non ci sostituiamo ma proponiamo analisi dinamiche con un sistema detto “vibrodina”». Maselli a Modena queste sperimentazioni attraverso le vibrazioni le ha già provate per l’edificio sede della Cna nei pressi della tangenziale. «Ma in giro per l’Italia sono quarant’anni che proponiamo queste analisi - continua Maselli - tanto che ormai siamo conosciuti per fornire un servizio globale di supporto nelle indagini conoscitive propedeutiche alla progettazione del restauro e consolidamento. Oltre che nelle verifiche tecniche in corso d'opera e nell'attività di collaudo di strutture e interventi. Abbiamo già lavorato ad esempio al grattacielo Pirelli di Milano o alla cattedrale di Santiago De Compostela in Spagna».

Ma cosa fa l’equipe di Maselli insieme al responsabile del progetto strutturale del cantiere Laurent Marini del settore Lavori pubblici? Queste sollecitazioni con la “macchinetta rossa”, che ieri mattina era posizionata sul tetto e che agisce tramite sensori posizionati in punti chiave, consente di valutare la “risposta” dinamica dell’edificio. «In questa maniera - spiegano i responsabili del cantiere Ilaria Braida e Laurent Marini - possiamo convalidare i calcoli strutturali realizzati in fase progettuale e già confermati dalle prove di carico statico che abbiamo già realizzato. Questa macchina vibrante, infatti, è in grado di simulare una forza di particolare frequenza ed ampiezza, mentre la risposta della struttura viene misurata con accelerometri, piccoli sensori fissati in aree diverse del fabbricato». L’edificio, come detto, riveste una certa importanza nell’ambito della gestione della città che si assomma alla evidente riqualificazione in corso nei quartieri nord sul retro della Ferrovia. Ecco dunque che sul futuro Data Center i tecnici stanno compiendo ogni approfondimento tenendo conto che sempre qui saranno posizionati i servizi chiamati “disaster recovery”, ossia tutte le attività che riguardano la sicurezza informatica.

«La particolarità - termina l’ingegner Marini - riguarda i soffitti a cassettoni nei due piani che abbiamo già provato in moda possano sopportare fino a 1300 chilogrammi per metro quadrato. I server, infatti, sono molto persanti». —

S.L.

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