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Liu Jo ha acquistato Blumarine Marco Marchi si prende tutta la griffe

Serena Arbizzi
Liu Jo ha acquistato Blumarine Marco Marchi si prende tutta la griffe

Il marchio dell’alta moda valutata 20 milioni. Gianguido Tarabini ha dato l’annuncio a tutti i dipendenti ieri pomeriggio

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CARPI. Un corteggiamento intenso, intensissimo, che anche quando sembrava essersi interrotto, in realtà, non era mai finito, ma è proseguito fino al “matrimonio” tanto desiderato. E non si tratta di una liaison qualunque, perché la cessione firmata a inizio settimana lega per sempre il nome dello storico brand dell’alta moda Blumarine, con quello di uno dei gruppi più potenti dal punto di vista finanziario nel settore del fashion: Liu Jo. Un’operazione completamente carpigiana. In controtendenza con un panorama del settore in cui le aziende finiscono in mani estere. Ieri pomeriggio è stato annunciato ufficialmente l’acquisto da parte del gruppo Liu Jo del 100% delle azioni di Blumarine. Il contratto è stato perfezionato soltanto negli ultimi giorni per un importo che, inizialmente, sembrava oscillare intorno ai 30 milioni, ma che si è rimodulato poco sopra i 20. La tenacia di Marco Marchi, presidente e fondatore di Liu Jo, nell’inseguire la griffe per farla rimanere a Carpi e strapparla ai grandi gruppi cinesi o francesi che bussavano insistentemente alle porte dello stabilimento di via Ferraris è stata, quindi, premiata.

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Marchi non ha mai fatto mistero di essere “un fan” di Blumarine e ora ne è anche il proprietario. Il botta e risposta con l’amministratore unico di Blufin, al quale fa capo il marchio, è durato almeno un anno. Da quel 2018 che è stato un anno strategico, il più importante nella riorganizzazione e svolta di immagine per la griffe di via Ferraris. Nel 2018, infatti, è arrivata la collaborazione con Salvatore Piccone, poi l’addio alla linea Blugirl per lasciare spazio al brand contemporaneo Be Blumarine. Un cambio di rotta sostanziale per il brand che ha fatto sognare milioni di donne con il suo stile romantico. La trattativa sarebbe durata tanto perché, da quanto trapela, Tarabini avrebbe optato per l’affitto di un ramo d’azienda, Marchi, però, ha tenuto duro nell’ambire al 100% della maison. E ha vinto. Con il suo gruppo Liu Jo ha acquistato la totalità dell’impresa e, altro fatto storico, prenderà il posto della famiglia Tarabini nel guidarla, dopo 42 anni dalla fondazione.

Nel gennaio scorso il confronto serrato tra i due imprenditori era già avviato. Se Marchi esprimeva apertamente “di essere onorato nel vedere il mio nome accostato a quello di Blumarine” e di voler creare una sinergia fra le aziende del territorio, Tarabini smentiva categoricamente la vendita del gioiello di famiglia. L’amministratore di Blufin affermava di ricevere parecchie offerte da numerose aziende, tra cui anche colossi cinesi, alle quali ha sempre risposto di no, proprio per la volontà di mantenere l’impresa creata dai genitori a Carpi. Giugno avrebbe dovuto essere il mese decisivo, ma sembra sfumare tutto. Il pomo della discordia pare proprio la mancanza di volontà da parte di Tarabini nel cedere l’azienda nella sua totalità. La settimana scorsa, l’ulteriore punto di svolta è arrivato con l’annuncio da parte di Marchi dell’ingresso per il 15% nel colosso della distribuzione Coin. «Una scelta collegata anche a Liu Jo», afferma l’imprenditore che ha lasciato trapelare un cauto ottimismo su un possibile ingresso in Blumarine. Un segnale di ripresa della trattativa, poi accelerata fino alla firma per l’acquisto del 100% delle azioni.

L’acquisto di Blumarine non è fine a se stesso per Marchi. L’imprenditore nei giorni scorsi ha annunciato la costituzione di una holding, “Eccellenze italiane” per unire i brand importanti del comparto dell’abbigliamento. Una chiave di volta per Carpi, per riportarla a brillare come negli anni d’oro del tessile.

«L’idea di creare un gruppo con le eccellenze del nostro Paese mi ha sempre affascinato. siamo stanchi di vedere gioielli italiani passare in mani straniere – ha argomentato il numero uno di Liu Jo - Le aziende italiane hanno dimensioni troppo piccole per competere con i gruppi esteri. Hanno quindi bisogno di unirsi per realizzare un progetto credibile a livello internazionale. L’accordo con Coin è stato fatto in quest’ottica. Carpi era un distretto industriale incredibile, studiato anche all’estero come eccellenza. Diversi errori, anche da parte politica, come aprire in modo indiscriminato all’importazione, lo hanno ridotto in decadenza. Ridare smalto al distretto carpigiano sarebbe un altro sogno che si avvera». —


 

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