Gazzetta di Modena

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Duecento grazie ai “nostri” modenesi che ogni giorno ci insegnano la vita

Arianna De Micheli
Duecento grazie ai “nostri” modenesi che ogni giorno ci insegnano la vita

Siamo partiti con un po’ di timore armati solo di penna e obiettivo Ma sulla strada abbiamo incrociato Michele, Paola, Anna, Claudio... e la nostra avventura continua ogni giorno per le strade di Modena tra i modenesi

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MODENA. Signora, scusi... siamo della Gaz... «No, no. Vado di fretta. L’ufficio, la posta, la spesa, mio figlio, il cane... devo portarlo a scuola. Il figlio, non il cane. Ma che mi fate dire? Perbacco se è tardi». Ma... aspetti! La signora non aspetta. Anzi accelera il passo.


Eccoci qui. Un filo timorosi, ancora alle prime armi. Armi peraltro immutabili nel tempo: penna, taccuino, obbiettivo. Rincorrere la signora oberata dal quotidiano? Escluso. In seguito, a fronte di un diniego figlio della diffidenza, impareremo a non mollare subito l’osso. Ora però gambe in spalla. Altro giro, altra corsa. Buongiorno, curiamo una rubrica quotidiana e... Certo, può parlare di tutto ciò che desidera. «Caro, chi sono? Ti vogliono intervistare? Io e mio marito non facciamo queste cosacce».


Quali cosacce? Una domanda, la nostra, che suona muta. Perplessi, a dirla tutta quasi pietrificati, non osiamo infatti proferire verbo. «Sei proprio un ingenuo. Vogliono solo spillarti soldi. Così insistenti poi! Molesti. Vieni via, su». Sguardo puntato a terra, orecchie basse, il caro signore segue ubbidiente la sua battagliera dama. Peccato. Non sembrava turbato all’idea di farsi “molestare”. Termine improprio, senza dubbio. Ma che, a quel giro di giostra, destò in noi un vago senso di disagio. Quasi fossimo entrati a gamba tesa nella vita altrui senza permesso. Poi però, sulla strada (l’omaggio a Kerouac si impone) abbiamo incocciato Michele, Paola, Anna, Claudio, Andrea, Cecilia, Matteo, Salvo... sì, siete tanti.


Duecento oggi. Duecentouno domani, duecentodue dopodomani, duecentotre, duecentoquattro. Contiamo di perdere il conto.
Dunque grazie. Per la fiducia. Perché in questi mesi avete condiviso scampoli della vostra storia, della vostra vita. Un vissuto che, tradotto in reciproca conoscenza, ha rubato l’anima di tutti noi. Per poi restituircela spessa di emozioni. Superata la comprensibile cautela del primo acchito, il racconto è fluito come un fiume. A tratti in piena, altrove più pacato. Un fiume i cui affluenti si rivelano centinaia di voci diverse. Ognuna forte di una eco peculiare, ognuna con il proprio colore, timbro, retroscena.


Grazie perché alla luce, o nell’ombra, della quanto mai gettonata convinzione «io non ho niente di interessante da dire», qualcosa avete sempre detto. Siete stati divertenti, profondi eppure leggiadri, commoventi, magari un po’ irritanti. Incisivi. Persino provocatori. Laconici – e allora sì che ci avete messi a dura prova – a volte logorroici. Voi, “I modenesi”. Nati qui, o altrove. Residenti o di passaggio.


Giovani, giovanissimi e non più di primo pelo. Modenesi. Punto. Avete dilatato all’infinito il nostro grandangolo puntato quotidianamente sulla città. Che non è fatta (soltanto) di strade, piazze e cortili. Quanto piuttosto di persone che abitano quelle strade, quelle piazze e quei cortili. Non è facile trovare il giusto equilibrio. Deferenza, faccia tosta. E noi nel mezzo. L’esaltante frenesia della “caccia” – una caccia che non contempla prede, bensì incontri di cui permane imperitura l’usta – ha sempre il suo contraltare: l’indigesto sentimento di frustrazione.
Fermare qualcuno per strada, bussare alla porta della sua anima, chiederne un pezzo in prestito (con tanto di foto) non può che suscitare reazioni assai varie. Persino iperboliche. Tanto nell’entusiasmo, quanto nel rifiuto. Lo sanno bene i venditori porta a porta. Noi però nulla vogliamo vendere.


Epperò siamo onesti: quando qualcuno ci rivolge la parola mentre svoltiamo un angolo qual è il nostro primo pensiero? «Vuole dei soldi». E il secondo? «Vuole che compri qualcosa». Motivo per cui abbiamo deciso di esercitare l’arte della rassicurazione. Che si esplicita in un breve inciso: è gratis. Una rassicurazione magari non necessaria. Ma che comunque aiuta a rompere il ghiaccio e a distendere il cipiglio. Chiunque merita una biografia. Nessuna vita è priva di significato.


Ci avete ricordato che i sogni non si trovano nei cassetti. Si costruiscono rimboccandosi le maniche. Che non è necessario vincere ogni giorno: l’importante è scorgere la debole luce in fondo al tunnel. Che vivere con leggerezza non significa essere superficiali. Le vostre storie sono tutte importanti. Raggi di sole che bucano le nuvole. –
 

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