Novi, dopo 20 anni torna la Festa dell’Unità
Una trentina di persone al lavoro per tre giorni nella sede dell’Arci ristrutturata dopo i danni del terremoto
Quasi a sorpresa ritorna, dopo vent’anni d’assenza la Festa dell’Unità a Novi, da domani a domenica, dedicata al giornale bandiera dell’antico Pci anche se oggi testata e redazione sono finiti per ragioni opposte in tribunale. Ma il gruppo dirigente del Pd di oggi, formato da un robusto gruppo di trentenni spesso figli delle famiglie politiche che hanno governato il paese, non vogliono lasciare nulla d’intentato per tornare a essere il primo partito. E, magari, riconquistare il Comune che alle ultime elezioni hanno perso per 200 voti.
Oggi, il partito che eredita l’area politica che fu del partito di Berlinguer, conta su un centinaio di iscritti e quattro consiglieri in Comune.
Mettendo insieme anche la lista vittoriosa di Noi Lista Civica, che con la maggioranza relativa ha ottenuto 11 consiglieri e occupa uno spazio che va dalla sinistra al centro, si scopre che il centrodestra a Novi conta un solo consigliere della Lega.
Perchè dunque che si è arrivati a interrompere la Festa dell’Unità per venti anni filati prima di ripartire? Quali sono i passaggi che hanno portato i Novesi, 5000 abitanti negli anni ’50 e con la metà iscritti al Pci, alla situazione attuale in cui la nuova edizione della festa finisce per diventare un avvenimento?
Giriamo le domande a Tonino Sarti, 81 anni ben portati, memoria storica del partito dopo aver fatto tutti i gradini del militante, da iscritto a segretario della Fgci a neanche 18 anni, sino a diventare segretario politico, poi consigliere dall’80 al ’90 e infine assessore, per soli sei mesi, a causa dell’improvvisa defezione del predecessore.
«Cosa vuole che le dica - dice nella quiete della sua casa, al termine di una mattinata tra orto e nipotini - Tante volte l’efficacia di un partito, in un paese piccolo come il nostro, è dovuto anche alle capacità dei dirigenti, capaci di mettere e tenere insieme le persone. In parole povere non avevamo più militanti e quei pochi disponibili magari andavano a Carpi. Tutto qui. Rispetto agli anni ’50, quando io stesso mi sono avvicinato al partito accompagnando la sorella maggiore alla Fgci, c’erano 1800 iscritti più quelli alle organizzazioni giovanili. Ancora a metà degli anni ’70 avevamo 1200 iscritti, tre sedi solo a Novi, facevamo le feste dell’Unità anche a S.Antonio Mercadello, una frazione gemellata con i compagni del Ferrarese che venivano qui a cucinare il pesce mentre noi andavano da loro a cucinare cappelletti e maccheroni al pettine. Tanto per dire. Nel 1977, quando Berlinguer venne alla Festa dell’Unità nazionale a Modena, il Pci di Novi aveva un ristorante con 300 coperti. E in quegli anni si vendevano 300 copie dell’Unità la domenica, a domicilio».
Dai 7 caseifici del dopoguerra, tutti cooperativi tranne uno, Novi ha attraversato per un quarto di secolo l’epopea industriale diventando la capitale delle scale, superando il polo produttivo di Rimini grazie alla filosofia del pret -à-porter della vicina Carpi applicato all’edilizia residenziale; produzioni su misura in tempi veloci e prezzi competitivi. La popolazione nel tempo è più che raddoppiata, sino al grande esodo dopo il terremoto.
«I tempi sono cambiati, oggi è un’altra storia - dice la segretaria del Pd novese, Marina Rossi - I nostri appuntamenti politici, come i tre giorni della festa, servono come momento di aggregazione e confronto. Certo, funzionano anche come autofinanziamento per la sede nuova ma soprattutto per le prossime iniziative. A Novi si voterà tra due anni e vogliamo essere pronti con le nostre proposte da offrire ai cittadini». —
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